lunedì 22 agosto 2016

Castigo in corsivo


Rincorrersi.
Infrangersi.
La bellezza di un'onda 
che abbraccia le spalle alla sua prossima.
Chiudo gli occhi e le sento chiamarsi
un sussurrio che canzona le mie orecchie 
e mi fa sentire il suono delle tue mani che suonavano il pianoforte.
Nero e bianco.
La bella e la bestia.
Suona e abbracciami ancora
con la forza di questa spuma che bagna i miei piedi, nuda
con il tormento di questa marea che guarda il mio viso
in cerca di sali e amori, nostalgica

domenica 21 agosto 2016

Ho venduto il mio quadro di te

Spegni la luce
e te ne vai.
Blackout.
Potevi almeno lasciare un lumino
acceso, sono stata la tua chiesa.

sabato 20 agosto 2016

Anche no

Il sabato era una sfilata di moda. Ci facevamo il giro lungo e la campanella suonava alle otto, precisa.
Mettevo il rossetto e jeans stretti solo il sabato, perché all'una venivi tu fuori scuola col motorino.
Non venivi mai per me, salutavi tutte - anche i lampioni - ma non salutavi mai me. Però mi guardavi, spesso.
Ed io lo sapevo e mi facevo guardare di proposito. Ridevo, camminavo come fossi donna e invece ero solo una bambina. Volevo fare l'oca, volevo sembrarti stupida, perché solo così probabilmente avrei attirato la tua attenzione.
Avevo tredici anni, tu diciassette o forse sedici, non ricordo bene. Ci facevamo il giro lungo per strade che sapevo percorrevi sempre, ogni volta che andavi da qualche parte. Rotonda, spiazzale della chiesa, le Madonnelle, metà corso Vittorio Emanuele.
Non sapevi quale fosse il mio nome ma io sì. Conoscevo il tuo nome, il tuo cognome, le persone con cui uscivi, le persone che facevano parte della tua famiglia, la scuola in cui sei andato fino alla qualifica.
Non ti ho mai inviato la richiesta d'amicizia su facebook perché pensavo dovessi rimanere un mistero per te. Mi dovevi guardare e dovevi sperare che qualche santo ti dicesse come mi chiamavo, quanti anni avevo, chi ero.
In terza media, non di sabato - me lo ricordo bene - mi chiedesti di venire a fare un giro in motorino con te. Le mie amiche, saltellanti e contentissime, si dileguarono come si dileguano i colombi dopo un calcio all'aria.
Non ci venni in motorino con te, non mi chiedesti quale fosse il mio nome, ma mi dicesti che ti avrebbe fatto piacere scambiare due parole un sabato sera.
Quel sabato sera non arrivò mai. Ti rividi due anni dopo che vendevi il fumo in piazzetta e ti ho rivisto mercoledì, mentre aspettavo il treno per andare a Napoli.
- A che ora il prossimo? Alle due? Uaaaaaaaaaa, ma che stai dicendo.
E' così che hai approcciato con me dopo tutto quel tempo. Ti ho detto che sì, era proprio così. Io avevo perso il treno e stavo pensando di andare a Caserta per prenderne un altro, così da non dover aspettare tre ore.
Mi hai fatto compagnia. Ti sei seduto accanto a me, come fa caldo oggi, hai da accendere, in che zona abiti, ma prendi il treno per andare a lavoro.
Poi all'improvviso ti sei alzato, hai camminato avanti e indietro e poi con l'indice puntato contro di me, me lo hai detto.
- Io ho capito chi sei! Tu sei quella che non voleva venire con me. Tu sei quell'antipatica delle scuole medie!
E io ridendo te l'ho detto che non sono antipatica, eri tu ad approcciare male.
Mi hai detto che sono carina, mi hai chiesto quanti anni ho adesso e poi, mi hai chiesto:''Ma come ti chiami?''.
Ed io, ho mentito. Mi chiamo Veronica.
Non mi troverai mai su facebook.

venerdì 19 agosto 2016

A casa



Gli occhiali che metti
sono sipari.
I miei occhi, visti da lì dietro
non sono verdi, non sono castani, non sono occhi.
E' l'attore che sta dietro il sipario
o si è invertito il ruolo e lo spettatore sei tu che cerchi di indovinare
di che colore è il mio rossetto?
E' chiara l'immagine che ho di te
o ti inquadrerei meglio se mi calassi nell'ignoto
nello stesso modo in cui fai tu, quando si tratta di me?
Chi sei?
Quali sono i tuoi colori?
Qual è il mio posto
nella tua vita?

giovedì 18 agosto 2016

Ripensamenti, risentimenti

Quando non hai nessuno non hai paura di niente.
Né di perdere le persone a cui vuoi bene, né di deluderle, né di essere troppo egoista.
Quando non hai nessuno ragioni di testa tua, non devi spiegare nulla a nessuno, diventi l'unico vero artefice della tua vita, nel bene e nel male.
Io non ti odio per aver detto la verità.
Ti odio per avermi messo in condizione di non dire la verità.
Mi hai messo paura. E penso che se non ci fossimo mai conosciute, di paura non ne avrei avuta.

mercoledì 17 agosto 2016

Sangue

E' come se qualcuno picchiasse la mia testa
con un mattarello.
Mi disdegni.
Non vuoi nemmeno vedermi
mentre fingo che non faccia male.

martedì 16 agosto 2016

Sì, ieri 15 agosto avevo proprio tanti impegni


Non muore mai quello che sei.
Non muore mai la tua parola.


Molte volte mi capita di passare ore ed ore a leggere gli stessi blog.
Per la maggior parte, sono blog vecchi, blog ''inaugurati'' anni ed anni fa. La metà di questi non è sopravvissuta: ultimo post 2014, 2012 ... eppure mi piace leggere cronologicamente ciò che è stato reso per un certo verso pubblico.
Crescere non significa farsi crescere la barba, né compiere diciotto anni, né laurearsi e spostarsi perché, come sento dire spesso qua, ''l'italia non ha nulla da offrire''. Queste, sono piccolezze. Si cresce indifferentemente dagli anni, dalla barba, dall'indipendenza che acquisiamo col tempo. C'è chi cresce presto, chi cresce a quaranta anni, chi non cresce mai, chi è cresciuto troppo.
Che tu sia bimbo o adulto, ragazzo o uomo, l'unica cosa che testimonierà la tua crescita è il modo di pensare, di ragionare.
Ricordo, anni addietro, di essermi fissata su alcune cose che pensavo fossero giuste. Pensavo stronzate e mi dicevo che non erano stronzate, anzi, ero un genio. Io avevo capito qualcosa del mondo che gli altri non sapevano e mi sentivo quasi privilegiata, perché capivo cose che gli altri non capivano, perché sapevo cose che si imparano dopo anni. Tutte stronzate: assieme a noi, cresce il nostro pensiero, la nostra parola.

Crescono le nostre esigenze, i nostri obiettivi e il nostro modo di essere. Non ce ne accorgiamo nemmeno.
L'unica cosa che prova la nostra crescita morale o mentale che sia, è la scrittura.
Pensateci: scrivete perché avete qualcosa da dire e se scrivere è un'inclinazione scriverete per tutta la vita (non per forza su un blog, non per forza perché sarete scrittori, semplicemente perché è il vostro modo di far chiarezza con voi stessi). Ed è per questo che il nostro modo di scrivere si evolve, si fa l'unico vero spettatore del nostro vivere, crescere, imparare dalla vita.
Voi direte che ho fatto la scoperta dell'acqua calda e forse è vero. Non mi sono mai fermata a pensarci, però.
Ho letto blog di persone che nel marzo 2009 temevano di non innamorarsi mai più e che nell'ottobre 2014 si sono sposate. Ho letto blog di qualcuno a cui la maturità non è andata bene e adesso sta per laurearsi in giurisprudenza. Ho letto di timori, paure, sogni, inclinazioni ma soprattutto sentimenti che sono cresciuti, che sono diventati adulti. Incredibile come la scrittura sia capace di tutto questo.
Ieri notte, dalle undici fino alle cinque ho letto la vita di una persona. Sono cresciuta, in una nottata, con una persona che neppure conosco.
E non ci sono parole. 

lunedì 15 agosto 2016

Le luci dell'alba e l'agonia di un tramonto

I've lied to myself
lying on my bed
asking for somebody
who could not lie.
Who could tell me the truth
about me, about what I look like
about what mirrors keep hide.

Ho mentito a me stessa
stesa sul letto di camera mia
chiedendo a qualcuno, cercando qualcuno
che non potesse mentire.
Che potesse dire la verità
su me stessa, su ciò che sembro adesso
su ciò che gli specchi ancora nascondono.

domenica 14 agosto 2016

Attorno il buio, a brillare il tuo nome


Il colore dei tuoi occhi
mi ha preso in giro.
Nessun dannato dovrebbe mai avere
l'acquamarina incastonata nelle pupille.

Se brilla la luce, non spegnermi

Mi sento osservata come se tutto quello che dicessi o scrivessi fosse cifrato in tutti i modi, fosse svuotato da tutti i ''sensi'' per cercare quello che è invisibile - come quando svuotiamo la borsa piena di roba per trovare le chiavi di casa, per esempio -.
A volte, non è cosa giusta denudarsi, svestirsi dai propri segreti. A volte, come queste volte, è meglio crearsi un vestito che non è il nostro perché sapere che gli altri sono a conoscenza di un qualsiasi punto debole non ci fa dormire tranquilli. Manco di fiducia? No, o forse sì?
Non voglio che qualcuno mi conosca più di quanto mi conosco io, non voglio che gli altri sappiano dove soffro di più il solletico o quale lato del mio carattere è più fragile.
Farlo sapere agli altri significa mettersi a piedi scalzi su un ponte coi vetri conficcati nei piedi e resistere al dolore, pur di non buttarsi dall'altro lato.
Ho mentito.
Non ci ho rinunciato.
Col tuo attentato hai messo giù tre piani del mio palazzo, eppure questo mio desiderio, questo mia ossessiva e distruttiva passione non l'hai abbattuto. Non ti avrei mai lasciato entrare così tanto da poter scegliere per me.
Ho mentito e non volevo. Eppure, non volevo neppure che i tuoi pregiudizi mi intralciassero il cammino.
In questo momento per me sei una serpe, in questo momento io sono Eva. Ed ho fatto ciò che non pensavo mai riuscissi a fare: ho rinunciato a me, a quello che volevo io. A quello che mi veniva offerto senza pretese, e tu sai bene che nella mia vita ogni cosa che mi è stata data doveva essere ricambiata, a partire dai soldi per finire coi pompini.
Non posso coinvolgerti. Non posso dirti che mi sento felice, che ho paura, che quando mi tocca l'unica cosa di cui mi convinco è che va bene, è giusto così.
Ti ho mentito. E quando mi chiedi di farti entrare, io ti chiederei come potrei mai farlo se non ti metti dalla mia parte ma da quella degli altri, di tutti il resto.
Sei la voce della mia coscienza o la voce della coscienza della società in cui esistiamo?

venerdì 12 agosto 2016

Promemoria

Sperare per nulla è da stupidi, far sperare per nulla è da bastardi.
E a proposito delle tue promesse, ti cito una bella pagina su facebook:''Avevi promesso che mi avresti regalato un weekend al mare assieme e ora non ti ricordi nemmeno quando compio gli anni''.



Le promesse non si dettano
non si firmano.
Si suggellano con le iniziali
impresse sulle labbra
di chi sa far testimoniare i sentimenti.

Ad Ilaria la Grecia non piaceva, forse

Eravamo a tavola e salta fuori una questione che a dir la verità, fino a un certo momento, non mi interessava poi così tanto.
Si parlava di questa Ilaria che aveva lasciato che il suo ragazzo andasse solo con un suo amico in Grecia, per le vacanze estive, nonostante questo presunto fidanzato le abbia chiesto di partire con lui. Si parlava, insomma, di questa Ilaria che probabilmente - per mille questioni diverse - o era scema per davvero o semplicemente faceva finta di essere tonta.
Mi è stato chiesto:''Se il tuo ragazzo ti chiedesse di partire all'ultimo minuto con te ed un suo amico, tu lo lasceresti andare oppure no?''. Ho risposto, quasi ovvia, che volente o nolente il mio lui sarebbe partito comunque, indifferentemente da ciò che penso io (perché, come ho sempre detto e adesso capisco perché a perderci sono sempre io, le persone sono libere di fare ciò che vogliono).
Assunta, guardandomi e quasi volendomi spiegare un qualcosa che avrei dovuto capire da sola proprio adesso che sono giovane, spiegò che quando ci si ama o ci si tiene a tutti i costi o semplicemente è tutta una barzelletta. Riferendoci alla questione di Ilaria: o lei sarebbe partita con lui o lui non sarebbe partito, perché fra persone serie ci sono ruoli e parti da mantenere.
Non ho mai visto le cose in questa maniera. Probabilmente perché una parte di me continua a pensare che sia una stronzata, un ragionamento cretino.
La possessione e la gelosia sono due dei miei difetti più terribili, eppure non ho mai lasciato che la gelosia ostacolasse il mio rapporto col solo ''fidanzato'' serio che ho avuto. L'ho sempre vista in questo modo: io faccio ciò che mi pare nei limiti e tu fai ciò che ti pare nei limiti, anche se io non ho mai fatto nulla - ai limiti non mi ci sono neppure avvicinata - e vedendola chiaramente, sono sempre stati i ragazzi a superare i limiti che io concedevo.
Per questo, una parte di me inizia a pensare che magari il ragionamento possa filare. Che non ci sono limiti, che in amore o si ha tutto o si ha niente, che farei bene ad essere com'è la mia natura, senza nascondermi dietro i ''limiti''.
Quella questione mi ha interessata parecchio. E ripenso, dopo due giorni, a una me nei panni di Ilaria. Partiamo insieme o in mille casi resti qui? E' una stronzata di ragionamento o cerco solo di giustificare me stessa?
Limiti, limiti, limiti. Sono ripetitiva. Certe cose non le concepisco per colpa dell'età o non le capirò mai?

lunedì 8 agosto 2016

E il mio futuro?

Mio padre, che dalla vita non ha avuto niente a parte la cassa integrazione, mi ha sempre detto che se avessi studiato avrei avuto un futuro. Mi sarei fatta la casa al mare, la bella macchina, la bella casa. Perché senza un buon lavoro non ci sono soldi e senza i soldi la vita è quello che è.
Mia madre, invece, mi ha sempre detto che studiando mi sarei creata una cultura. E la cultura ci rende superiori, ci rende responsabili di fatti e di cose, ci rende capaci di interpretare ogni cosa ma soprattutto ci rende liberi, liberi di pensare.
Io, invece, ho sempre detto a me stessa che avrei dovuto studiare per non dover dire ai miei figli di studiare e per non dover dire ai miei figli tutte le palle che mi dice mia madre.
Sia chiaro: apprezzo la cultura. Eppure sono sempre stata convinta che per queste cose ci debba essere un'inclinazione naturale.
Puoi aver fatto il classico, puoi aver superato i test per medicina, ma se non approcci alla vita con inclinazione, con intesa, allora è come se campassi praticamente di niente. Diciamo così.
A me piace studiare, a me piace andare a scuola, a me piace sbattere la testa per due ore di fila sul libro di greco. Ho sogni, ambizioni, progetti e desideri, ma più cresco in quest'ambiente più mi accorgo di quanto sia malsano.
Alla cattedra ci sono professori che non amano il proprio lavoro e di conseguenza, come ben possiate intuire, le loro ''lezioni'' non appassionano nemmeno le mosche attaccate alle vetrate. Nell'istituzione scolastica vige una sola regola: la raccomandazione. E nel mondo lavorativo vige e irrompe una sola regola: se i posti a medicina non ci sono e se ingegneria non fa per te, fai il professore, punisci scolasticamente dei poveri cristi che come te, avrebbero voluto entrare a medicina.
Ho le idee chiare sul mio futuro: voglio insegnare.
E quando mi chiedono perché voglia per forza fare un mestiere che mi farà lavorare precariamente per tutta la vita, io dico che questa è la mia inclinazione.
Quando ero piccola giocavo a fare la maestra, alle medie adoravo spiegare l'argomento del giorno a quelli che non avevano studiato e adesso che sono alle superiori adoro discutere, conversare, entrare nella letteratura. Sì, vorrei essere un insegnante: italiano e latino, perché col greco non c'è stata intesa (colpa di un docente che parafrasava la teoria invece di spiegarla come si dovrebbe? Forse sì o forse no).
Mi dicono eh, ma guarda che c'è mia zia che a 40 anni ha preso la cattedra! Eh, ma guarda che si lavora poco. Eh, ma guarda che è un lavoro che è destinato a morire. Eh, ma guarda che è difficile in questo campo. Eh, ma guarda che studierai tantissimo per concludere nulla.
Eh, embé? Non è forse la mia carriera? Non sono forse le mie ambizioni?
L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, ma vorrei dire a mio padre che la casa al mare, la casa bella e il macchinone li potrò avere solo se lavorassi in inculandia.
Perché l'Italia è una repubblica democratica che dà un'opportunità a chi sta già a buon punto nella vita. L'Italia non lascia spazio a chi vuole emergere, a chi la laurea non la compra, a chi c'ha una cazzo di testa ma a medicina non ci entra perché non ha la spinta.
Così come per le caste sociali in India, così in Italia col lavoro. Come nel Medioevo, i latifondi vanno da padre in figlio, la ''ricchezza'' e la soddisfazione vanno solo ai figli di chi già ce l'hanno.
Magari tra dieci anni sarò laureata, magari sarò anche felice di essere un'insegnante che insegna precariamente. Ma lavorerò comunque alla Vodafone per permettermi anche solo un cesso in cui pisciare.

mercoledì 3 agosto 2016

Ho conosciuto un uomo

Cos'hai, tu, da offrirmi in questa vita? Il tuo amore? Il tuo malato, proibito amore?
Cosa potranno mai darmi tutti questi anni di differenza in quella che deve essere la mia vita con te?
Mi vuoi dentro casa, mi vuoi nella tua quotidianità; ma che quotidianità potrà mai esserci tra me e te?
E' reale questo nostro legame?
Cosa vuoi da me? Quella che sta iniziando potrà mai essere una storia? Non puoi volermi bene come una donna, sono una bambina. Non puoi voler bene a una bambina, sei un uomo.
C'è qualcosa di giusto in quello che sta nascendo tra di noi? C'è qualcosa di consentito in quello che ci diciamo, in quello che progettiamo, in quello che vorremmo fare?

martedì 26 luglio 2016

Uomo-danno


Sei zucchero a velo
che poggia su strati di pan di spagna
bruciacchiati, folgorati dalla mia penna
sulla sua pelle.
Zucchero, Assassino della nostra complicità.
Sei zucchero filato
che incolla e appiccica fantasiosamente
le mie labbra
alle tue.
Zucchero, Cadavere del mio amor perduto.
Sei zucchero nel caffè
zucchero tappezzato sul mio palato
zucchero che sa di zucchero
zucchero che fa l'amore
e non dà zucchero.

mercoledì 20 luglio 2016

L'Apeiron di Anassimandro

Non ce la faccio più.
Voglio il cielo blu.
E voglio smetterla
di fissare la mia immagine riflessa
sotto le luci dei camerini
e dire a me stessa che devo smetterla di guardarmi in quel modo.
Vorrei smetterla di fissarmi
da ogni angolo e prospettiva
chiedendo all'altra parte di me di chiudere gli occhi
e di non guardarmi neppure oggi.
Non sono più sicura
della mia delicatezza nel portamento
non sono più sicura
che questo seno e questi fianchi
siano cose belle da accarezzare, magari baciare.
Togliere gli occhiali, togliersi i vestiti
e convincersi di essere bella
in un vestito troppo stretto
incastrato tra le braccia di un corpo che non veste la S.
Non ce la faccio più.
Voglio il cielo blu.
Poverina, dici sarcastico tu.
S di snelle
S di stupendamente scheletriche
S di stronze.
Voglio poter essere materia.
Solo materia densa colorata di blu
che vortica e vortica
senza squame, senza corpo, senza nome.

Acciaio, Silvia Avallone: come rimanere a bocca aperta

Alle 3:45 del mattino, ho finito di leggere Acciaio di Silvia Avallone.
A dire la verità è uno dei tanti libri che ho trovato al mercatino dell’usato, pagato alla strabiliante cifra di 3,50 euro e adesso che ho finito di leggerlo, mi chiedo come si possa vendere un libro del genere.
Non so neppure perché l’ho comprato: la copertina era sciatta, non quella di wikipedia con la tipa in gonna e gli occhi tristi. La copertina aveva una fantasia a linee incrociate in giallo e nero. Non mi ispirava ‘’bellezza’’, anche perché questo libro non è bello.
E’ angoscioso, malinconico e buio. Tutto fuorché bello, n’somma.
Lunedì ho incominciato a leggerlo e praticamente in due giorni l’ho finito.
E’ una di quelle storie che ad ogni passo ti sprona ad un altro paragrafo.
Alle 3:45 ero stanca, stanca morta. Avrei dovuto svegliarmi solo tre ore dopo ed ero troppo ma troppo affaticata. Eppure non riuscivo a piegare la pagina e posarlo sul comodino. Non so quante pagine ho letto in una sola notte.
Speravo non finisse mai. Ero agli ultimi capitoli e speravo che d’improvviso le pagine si triplicassero.
Mi sono affezionata un botto ai personaggi. Ero entrata nella realtà di Piombino e mi sono immedesimata così tanto da rimanerci proprio male.
Via Stalingrado è simile al posto in cui abito e le storie di Anna e Francesca erano così reali che ho davvero pensato che i personaggi fossero mie vicine di casa, ragazze che vedo e con cui parlo ogni giorno.
In quel libro la felicità si misura col misurino dell’ammorbidente ed è così reale, estremo nell’esprimere la verità su un quartiere praticamente di merda. E non avrei mai pensato di nutrire questo tipo di affetto troppo poco astratto per dei personaggi. Fino adesso, mi è capitato solo con Alice e Mattia ne ‘’La solitudine dei numeri primi’’ e Christiane di ‘’Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino’’.
Mi sono sentita stupida a piangere per la morte di Alessio, uno dei personaggi che più mi incuriosiva. Ho sentito l’ansia crescere quando tre poliziotti erano fuori la porta di casa Sorrentino e sì, lo dico e non lo nego, io mi sento addosso una strana malinconia dalle 3:45.
Non ho chiuso occhio per tutta la notte, continuo a pensarci insistentemente.
Mi sento presa da questo libro. Mi sento ammanettata da queste sensazioni, ma se tornassi indietro lo ricomprerei altre mille volte ancora, perché è uno dei libri più belli che abbia mai letto.
Vorrei comprare il secondo libro di questa scrittrice, ma devo ritornare psicologicamente alla mia vita di sempre, prima di rintanarmi in emozioni che dovrebbero essere fatte di carta e invece sono di fuoco. Fuoco che divampa e ti brucia sul petto.
Non ci posso credere, son rimasta di sasso. Si può essere tristi e contenti allo stesso tempo per un libro?!

lunedì 18 luglio 2016

Spregiudicata

Oggi mentre spruzzavo il profumo
sui miei polsi
ho sentito la mancanza del tuo odore.
Quando lo stesso tuo profumo
incollato sui vestiti di un altro
mi ha baciato la pelle
il mio corpo ha reagito mescolandosi
- quasi come in un frullatore -
all'odore mesto e fetido
che separava, per poco, il tuo corpo dal mio.
Le volte in cui il profumo sul tuo collo
era in simbiosi col profumo sui miei polsi
sono e saranno il titolo inespresso di tutte le poesie.
Le volte in cui il tuo sudore era dolciastro
e mi immergeva nel mondo delle idee, nel mondo dell'idealizzazione e perfezione
sono ma non saranno le dediche zittite di tutte le canzoni.
Scomparirà il tuo profumo
ed il marchio sul mio collo sarà firmato da qualcun altro.
Da me.

venerdì 15 luglio 2016

Eccoti il dessert

Non ce la faccio più.
Voglio il cielo blu.
Voglio poter sedere
stanotte
sul cumulo di tutti i pezzi di me che strapperei
fino a staccarli dagli incavi ossei.
Vorrei poter sentire il mondo piangermi addosso.
Delle dita, delle labbra, un cuore.
Voglio poter sentire
per sempre
l'odore della pioggia
che si posa come sale su bistecca
sulle ringhiere dei balconi e fa rumore
e gocciola fino a cedere e a cadere sui capi di quelli che si rifugiano
sotto i porticati.
Due piedi, due bulbi oculari, ovaie.
Voglio poter sentire le mie carni bagnate
e voglio ammalarmi di questo turbine tempestoso di pensieri
poesie, canzoni
fino a fondermi lentamente con tutto ciò che non è me
come il cioccolato messo a sciogliere sul fuoco, col latte, a bagnomaria.
Non c'è bisogno di tatto
né di labbra per baciare
né degli occhi per squadrare
né di piedi per correre lontano.
Non ho bisogno di ovaie per esser donna
né di un cuore per vedere oltre.
Io c'ho un cervello come Dexter
un naso per filtrare, selezionare, interagire
a suon di preferenze.
Toccarsi, lambirsi, afferrarsi con lo sguardo
sono mimesi di un porno che non hai ancora scaricato.
Non ce la faccio più.
A nascondino non c'hai mai saputo giocare.
Rimbomba nella mia mente un messaggio che non oso decifrare
accartoccio e riduco in mille pezzettini ciò che cercano di farmi sapere
ebbene, non ero forse io quella che doveva badare al proprio istinto?



Sei più monotono di Terenzio

Le vostre non sono finzioni. Voi, semplicemente simulate (che è ancora peggio). Come se foste attori, vi calate così tanto nelle vostre parti che sembrate reali. Ed io? Io una parte ce l’ho ed il copione non l’ho studiato. Mi hanno cacciato dalle vostre inutili scuole in cui imparate ad essere uguali, senza passioni, senza colori, senza vita.
Eccellete nello stesso modo in cui eccelle la vostra capacità di comprare non con l’astuzia, non con la furbizia ma con l’infamia.
Tutto quello che avete ce l’avete perché nella vostra tetra esistenza ogni cosa è stata già premeditata da voi stessi: non staccate mai la spina alla simulazione perché l’arte di simulare e di scrivere intere tragedie ce l’avete nel sangue.
Così come siete voi, così sono i vostri genitori, i vostri nonni, le vostre generazioni. Così come siete voi, così saranno i vostri figli.
E il rimedio qual è? Il rimedio non c’è.
Le vostre maschere le incollate bene ma io sono più furba di voi. I vostri occhi non sono veri, i vostri sorrisi sono ritoccati.
E a me basta un singolo movimento per riconoscervi e lasciarvi perdere.
Il teatro m’è sempre piaciuto, ma questa volta dico no alle vostre messe in scena che sanno di vivida verità.
Sapete incastrare i vari atti per metter su un bello spettacolo, ma io non vi credo.
Il palcoscenico è allestito bene, peccato per te che abbia la capacità di riconoscere il vetro dalla carta pesta. I diamanti dai sassi.