Visualizzazione post con etichetta parliamo del mio liceo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parliamo del mio liceo. Mostra tutti i post

martedì 10 luglio 2018

Impossibilità di certezze assolute

Sono partita da qui e sono arrivata fin qui.
(Questa è l'introduzione al tema della mia tesina che ho presentato in commissione)



Impossibilità di certezze assolute


Un Viandante cammina lungo un sentiero. Con gli occhi volti al cielo ad ammirare stormi di rondini in cammino. Coi piedi a calpestare foglie che l'autunno lascia libere di volare. Le mani congiunte dietro la schiena, il passo d'un Uomo che non saprebbe cos'altro scegliere se non il camminare lentamente ed osservare quel sentiero come se non fosse solo un sentiero.
Il Viandante giunge ad un bivio: non sa dov'è che porti il sentiero alla sua destra, né sa dov'è che porti il sentiero alla sua sinistra.
- ''E adesso dove vado?'' -, il Viandante si chiede. E nella sua mente delle voci sussurrano domande, chiedono risposte; altre le ammoniscono; altre lo interrogano su dove abbia intenzione di andare.
- ''Calma'' -, dice a se stesso.
- ''Osserva''- s'impone.
Il Viandante osserva i due sentieri e gli sembrano uguali. La stessa luce, oscurata da nuvole presagio di una nuova pioggia, illuminano i due percorsi.
S'incammina verso destra. Non c'è orma, non c'è rumore; c'è silenzio.
Il Viandante decide di tornare al bivio e s'incammina verso sinistra. Non c'è orma ma uno strano sussurrio lo invita a procedere.
Il Viandante s'irrigidisce; si chiede di chi sia quella voce, si chiede se ci sia qualcuno al di là del bivio.
- ''E se ci fosse qualcuno con un'ascia pronto ad uccidermi e a derubarmi? E se questo sentiero fosse stregato? E se qualcuno mi maledicesse e questa sarebbe la via della mia perdizione? E se magari qualcuno vorrebbe che passassi di qui? Per farmi del male? O perché è questa la mia strada?'' - il Viandante si siede su un masso a pensare. E quei pensieri lo intimidiscono, lo angosciano, lo esasperano a tal punto da passare giorni seduto a pensare senza mai sapere quale fosse la sua strada.
In un giorno di intensa pioggia, il Viandante tenta di incamminarsi sul sentiero alla sua sinistra, chiedendosi se quella voce non fosse solo un'illusione, un mero scherzo delle voci nella sua testa.
La pioggia lo aveva stancato.
- ''Non ho certezza che questa sia la mia strada. Ma non ho certezza che neppure l'altra sia la strada su cui camminare. Cosa fare, allora? Restare qui a tormentare i miei pensieri? Piuttosto, seguirò il cammino su cui i miei piedi decideranno di camminare''.
Il Viandante prosegue verso sinistra. Cammina tra foglie secche e fanghiglia. I giorni passavano e il Viandante, tanto perso nei suoi pensieri, non s'era neppure accorto del sole che era tornato ad illuminare il suo sentiero.
- ''E' questo il mio sentiero? E' qui che dovrei camminare? E se avessi sbagliato al principio del mio cammino? E se non dovessi trovarmi qui, adesso; e se avessi perso solo tempo? Già, il mio tempo. Magari ho solamente sprecato tempo. Magari se avessi scelto il sentiero sulla destra, non avrei camminato invano''.
Intanto, primule fiorivano sull'erbetta ai piedi degli alberi in fiore; gli animali si svegliavano dal loro letargo. E se il Viandante avesse chiuso per un momento gli occhi e se avesse tacitato quei pensieri che affollavano la sua mente, avrebbe potuto sentire lo scroscio dell'acqua di un fiume poco lontano, il cinguettio dei passeri che zampettavano qua e là.
Beatitudine, se solo avesse ascoltato: sarebbe bastato un minuto di quiete e la natura del sentiero avrebbe acquietato il suo animo in un vorticoso dubitare.
Il sentiero sta per finire: il Viandante s'accorge di stare per arrivare ad un nuovo bivio.
Un uomo gli dà le spalle e il Viandante non sa chi sia, né perché si trovi lì, né perché abbia incontrato proprio quell'uomo.
- ''Perché è qui? E' un viandante in cammino? E se volesse uccidermi proprio adesso che è finito il mio sentiero?'' - il Viandante s'interroga. S'avvicina all'uomo, che si volta e sorride.
L'uomo guarda le sue scarpe logore e gli dice: - ''Beh, lei ha camminato tanto. Ma ne è valsa la pena: questo è uno dei sentieri più belli che io abbia mai traversato.''
Il Viandante non sa di cosa l'uomo parli, poiché, preso dall'ossessiva volontà di avere la certezza di star camminando sul sentiero giusto, non si è accorto della bellezza del suo viaggio.
Il Viandante guarda l'uomo tirando la bocca agli estremi, simulando un sorriso, si siede su un masso e incomincia a pensare verso quale nuovo sentiero deve incamminarsi.

We watched the sunset over the castle on the hill




Sono passate settimane dal ventotto giugno, il giorno in cui ho sostenuto l'esame orale. E in tutto questo tempo, tra un libro e l'altro e tra una sigaretta e l'altra, non ho mai avuto la convinzione di dover scrivere. Mai fino ad ora: mi ci sono preoccupata tanto e adesso, con una certa lucidità, posso dire che l'esame di maturità è stata una bella esperienza.
Sconvolgente della prima prova è stato il brano di narrativa nell'analisi del testo poetico; della seconda prova è stato eccitante dover tradurre Aristotele; della terza prova mi hanno agitato i calcoli di matematica e soprattutto i miei vuoti di memoria. L'esame orale poi ... il commissario di greco latino mi ha vivisezionato al punto che il mio amatissimo professore di storia e filosofia ha esclamato ai miei amici in aula:''A momenti Giovanna la picchierà''.
Il mio esame orale non è stato una passeggiata, la commissaria di scienze mi ha fatto fare degli esercizi di chimica che a dirlo adesso non so neppure cosa siano! Tutto sommato, me la sono cavata. E proprio conversare con la commissaria di scienze non è stato come essere in esame, ma è stato come fare lezione in classe. Io scrivevo gli esercizi e mi ha messo nella condizione di correggere i miei stessi errori.
E' stata una bella esperienza, durata un'ora e mezza, ma pur sempre bella ed istruttiva.
Appena concluso il mio orale son corsa fuori. Ho fumato tre sigarette di fila e credevo di essermi giocata tutto: pensavo agli esercizi di chimica o al fatto che la prof contestasse qualunque cosa riguardo il mio punto di vista e mi dicevo che i miei punti allo scritto sarebbero valsi a poco. Fin quando la mia professoressa di italiano mi ha sussurrato:''Brava, hai fatto un bell'esame. Hai mostrato la tua maturità e la commissione ti ha premiato''.
E che bel premio. 90/100.
Immaginate la mia faccia alla vista di quel voto.
Mi sono sentita appagata, soddisfatta, in pace, orgogliosa di me. Ho studiato tanto, notte e giorno si direbbe, cercando di non trascurare nulla. E' stato un voto inaspettato ed ovviamente sempre desiderato.
E spero che questo sia solo uno dei miei tanti successi, solo il primo step di una strada sempre in salata e sempre piena di vincite.
Mi mancherà tanto il liceo, perché il liceo è stata la mia seconda casa, il mio punto di riferimento. Mi mancheranno tantissimo le lezioni di storia e filosofia e di italiano. Ecco: sono ad un punto della mia vita in cui non so se rivivere il tutto e tornare indietro o se portare tutto con me ed andare avanti.
Avanti a me c'è un'incognita a cui spero di rispondere nel modo giusto. Però cazzo ... mi mancherà il liceo. Il mio liceo, la mia scuola, la mia classe, i miei compagni, i miei professori, la mezzaluna dove prima di entrare c'è la sigaretta fissa delle 8:00, l'angolo del progetto bookcrossing, i convegni in auditorium ... il preside e la presidenza. Le scale di emergenza. Le pizze della pizzeria a cinque passi da scuola. La sala professori, i bagni con le porte rotte, la professoressa C. le cui urla si sentirebbero a chilometri, la professoressa S. sempre alla caccia di chi fuma negli angoli della scuola, gli spalti in palestra.
Tutto questo mi mancherà e resterà sempre con me. Lo porterò nella mia memoria, nel mio vissuto, negli angoli più belli della mia anima. Ho amato gli anni del liceo. Io e il liceo abbiamo un legame speciale che non si spezzerà mai.
Io sarò per sempre Esposito Giovanna al primo banco terza fila sulla sinistra della cattedra. Un giorno, sarà tutto uguale ma mai così diverso: io dietro la cattedra del liceo di cui sono stata studente.



venerdì 4 maggio 2018

Lungo la strada

''Sai, da quando ho chiesto al tempo di essere meno lento, adesso chiedo a me di stare al passo ma non ci riesco.''

Sì. Io ho perso tempo.
Ho perso tempo prezioso ed ho preferito prepararmi a lavorare piuttosto che iniziare a lavorare. Ho perso tempo e ne sto perdendo tanto anche adesso, adesso che perdo tempo a dirmi di aver perso tempo.
Il tempo. E' volato. Sono passati mesi, fino ad arrivare a maggio ed io non me ne sono neppure accorta. Ho perso del tempo per fare dell'altro, eppure non significa che il tempo perso sia stato del tempo sprecato.
Quest'anno scolastico, il mio ultimo anno, il quinto, quello della maturità, è trascorso in momenti di studio e momenti di svago; momenti di noia e momenti di autodeterminazione; momenti che ricorderò come se fossero i miei primi momenti e momenti di sconforto, dubbiosi pensieri. Ho rivalutato me stessa, non sempre nel modo giusto, perché nonostante Io sia Io e nonostante io sia l'unica a sapere cosa davvero voglio, non so mai da che parte stare. Forse perché non mi sento in grado, non mi sento all'altezza, non so mai cosa vada bene per me finché non succede, finché non accade.
Il tema della mia tesina è: l'Impossibilità di certezze assolute.
E questo è il pensiero che ho maturato in questi mesi ed è questo il pensiero che mi porta, adesso, a cercare di prendere certe cose con una leggerezza che non ho mai posseduto. Non ho certezza di fallire, non ho certezza di avere successo, ho la certezza di voler tentare e in qualunque modo vada, io so di aver tentato.

''Da sempre io punto all'eccellenza e se devo avere poco, scelgo di avere niente''.

Sì. Preferirei avere niente.
Ne ho tantissimi di difetti e ne ho tantissime di strane convinzioni, eppure nella mia vita è stato sempre così: o tutto o niente. Niente mezze misure, le cose a metà non mi piacciono e non mi piaceranno mai.
Quest'anno scolastico è stato un anno ''travagliato''. All'inizio non mi è stato per niente semplice conciliare lo studio con le responsabilità che ho a casa quando i miei genitori sono a lavoro.
La verità è che non ho mai studiato così poco.
E oggi la professoressa di italiano, in preda a una giusta ramanzina, ci ha chiesto di vedere cosa c'è nel nostro sacco. 
Un esame di coscienza trasparente, senza specchi e senza inganni, io e il mio raccolto.
Le letteratura italiana del quinto anno per me è un mistero. Mettendo da parte stralci di pensiero di diversi autori, che appunto sempre durante le spiegazioni in classe, io ne so poco e niente. In realtà mi dispiace un po' perché la letteratura italiana è sempre stata la mia passione, tanto da pensare di iscrivermi a lettere dopo il liceo. Da qui, un'altra incertezza del mio avvenire: io voglio insegnare. Insegnare sarà il mio mestiere perché nella mia vita la parte più bella di me è stata affinata dall'istituzione scolastica. La mia professoressa d'italiano delle scuole medie e la mia professoressa di italiano dal secondo al quarto anno di superiori ed il mio idolo, il professore di storia e filosofia del quarto e quinto anno, sono stati punti fondamentali della mia formazione scolastica e non.
Sono loro i miei punti di riferimento ed anche io vorrei avere la possibilità di essere per altri un punto di riferimento così importante.
Io credo nell'istituzione scolastica nonostante ne odi le gerarchie, il lungo tempo in cui arrangiarsi per poter infine avere una cattedra e questo nuovo modello di scuola che dà troppa importanza a cose inutili: l'alternanza, prima fra questi, tremila progetti per avere un credito neppure sufficiente, visite al teatro ed uscite didattiche che poche volte servono a qualcosa.
Credo nell'istituzione scolastica e da alunna vorrei diventare insegnante. Ne sono capace? Ne sono all'altezza? Non lo so. Ma so che questa è la mia inclinazione.
La mia inclinazione però deve riversarsi in una scelta, che agli occhi degli altri può apparire semplice perché - giuro che così mi è stato detto - le due facoltà a cui sono orientata sono ''uguali''. Spiegatemi adesso se lettere classiche o moderne e storia sono la stessa facoltà. Perché a parte degli esami comuni, sono due indirizzi che camminano paralleli: l'uno ha bisogno dell'altro, ma sono comunque paralleli.
Nelle materie scientifiche ho sempre fatto pena e in realtà non so quanto me la caverò agli orali. Scienze è esterno e fisica e matematica sono in commissione interna: ho lavorato molto per l'interrogazione finale di scienze e devo dire che mi sono presa delle belle soddisfazioni. Okay che il voto non fa la persona, ma ricordo un compito di chimica svolto al secondo anno (in cui presi 3 -) e mi viene in mente l'interrogazione di giovedì scorso (8 brillava sul registro, mancava poco che piangessi).
Storia e filosofia sono i miei cavalli di battaglia, soprattutto storia. Amo la storia e il mio studio non finisce mai: anche quando smetto di studiare, RaiStoria è quello che mi serve per rilassarmi, e ci riesce benissimo.
Storia dell'arte l'ho sempre odiata e sono felice che non sia materia d'esame. Soprattutto se ricapitolo il programma di quinta: il Romanticismo (che d'accordo, è di una bellezza infinita. Il romanticismo francese è di quanto più bello si possa ammirare) e le varie avanguardie storiche, di cui mi è piaciuto solo l'Espressionismo dei Fauves (consiglio Armonia in rosso di Matisse).
Da quando il nostro caro professore di latino e greco ci ha insegnato a leggere con attenzione prima che gettarsi a capofitto sui dizionari, alla ricerca di stralci di versione, ho imparato a tradurre molto meglio. Il latino mi piace tanto, la letteratura latina inoltre è tanto ma tanto più interessante della letteratura greca: non so perché, ma dagli albori della letteratura greca e latina, che si incomincia al terzo anno, ho sempre visto il mondo romano più pragmatico rispetto il mondo greco, anche se è la Grecia la culla della nostra cultura.
Ho studiato, in fin dei conti, non come l'anno scorso, ma sicuramente in modo fruttuoso, per fortuna.
Non vedo semplicemente l'ora di diplomarmi: voglio lavorare, avere qualcosa di tasca mia e finalmente scaricare questo stress pre-esame e questo stress che annuncia l'imminente fine del mio percorso da liceale.
Sono passati cinque anni e sono maturata tanto, ho ancora tanto da imparare ma non ho fretta: il cammino dell'uomo trova fine solo alla morte ed ho deciso di godermi ogni istante del mio viaggio.
Godrò delle opportunità, delle occasioni, non mi abbatterò se non andrà come previsto, non annegherò di nuovo in mille dubbi che mi distraggono dall'obiettivo finale: fare ciò che mi piace, essere chi sono, dire ciò che penso, diventare chi voglio diventare.
Ho il mio obiettivo di fronte a me e non lascerò che né io né nessun altro me lo annebbi. 
Questa è la mia vita e la protagonista sono io.

giovedì 14 settembre 2017

Ultimo primo giorno di scuola

Il sedici settembre dello scorso anno scrissi di Lei.
La belva, Maga Magò versione scheletrica e riccia, l'attaccapanni in ferro battuto con due occhi e un paio di stivali consumati ed invernali, anche a giugno.
Ebbene sì ... dopo quattro anni, la nostra storia alla Catullo (di amore e odio) si porta a conclusione.
E' diventata preside. Ed è andata via. E non c'è più. E adesso italiano lo studiamo con un'altra professoressa che non è lei. E adesso la mia professoressa al top della classifica, non è più la mia professoressa. E' solo un bellissimo pensiero al quale associo il mio amore per lo studio, per la letteratura italiana, per i versi.
Mi ha fatto strano non vederla per i corridoi. Mi fa strano pensare che mentre io penso lei non pensa alla mia classe, a questi quattro anni indimenticabili, a questo liceo che lei ha lasciato con la quarta e io non voglio lasciare per nessun motivo al mondo.
Questo è il mio ultimo anno.
Durante il mio primo anno di liceo non avrei mai pensato di dirlo, e dirlo mi commuove. Mi mancherà il liceo.
Mi mancherà come ad un neonato manca l'odore della mamma.
Il quattordici settembre dell'anno prossimo io non sarò nell'aula 36 al secondo piano, l'ultima classe del corridoio sulla sinistra, vicino le scale d'emergenza.
Mi mancherà tutto questo: le sigarette fumate di fretta e furia nei bagni, nel cortile, sulle scale d'emergenza. Mi mancheranno le strilla della vicepreside e mi mancheranno i panini della salumeria del liceo.
L'erba bagnata che diventa fanghiglia, la cappa di studenti che si accumulano all'entrata per ripararsi dalla pioggia, i fogli volanti con gli appunti, le tapparelle che ti cadono addosso. Il buongiorno del Signor Savio, le chiacchiere coi professori, le chiacchiere nei bagni con gente a caso, le tute mai messe per educazione fisica, il caffè scroccato dal signor Felice.
Mi mancherà tutto questo e mi mancheranno tanti altri piccoli dettagli, tante altre piccolezze, che a dirle, mi sento stupida.
Sarò patetica, sarò melodrammatica, sarò semplicemente giovane, adolescente, incapace di rassegnarmi al dover crescere. Ma io, io, resterei sempre qua. Sempre alle superiori, tutta la vita. Sempre in bilico tra le responsabilità e la libertà, tra la maturità e la leggerezza, tra il senso del dovere e il senso dello svago, tra le stronzate e i discorsi seri, tra persone e persone, che sono esattamente come me: liceali.

- Rimarrete sempre in me.
Rimarrà in me ogni singolo pezzo di questo liceo.
Rimarrà un tratto di tutti i miei professori nella mia intimità
rimarrà un tratto di tutti i miei compagni di classe nelle memorie di questi quasi cinque anni.
Rimarranno in me le occupazioni, i presidi, i progetti, le iniziative
le discussioni, i convegni, gli incontri con autori
tutto quello che il liceo mi ha regalato
per farmi crescere, per farmi capire, per farmi imparare, per farmi scoprire da me stessa e dagli altri.
Vorrei che non finisse mai. -

domenica 30 ottobre 2016

Il Piton che ci piace

A proposito di Harry Potter ...




Fare il professore, sotto molti aspetti, è uno dei mestieri più belli al mondo.
Lo guardo negli occhi di Piton, lo chiamiamo tutti così, anche se assomiglia davvero poco a Piton. Porta i capelli non proprio corti, ma a differenza di quelli dell'antipatico Piton i suoi sembrano lavati e abbastanza curati. Non si veste nero, anzi, tutt'altro: felpa blu da pescatore e pantaloni marron cacca con sfumature verso il beige sono il must del mese di ottobre. Scarpe alla cazzo, tipica valigetta da professore e si va ad assomigliare ad Alberto Angela, più che altro.
Non ha figli, è sposato da poco e a detta sua ha finito il liceo ben 20 anni fa ed è uno che nella vita ha fatto di tutto e soprattutto, ha studiato di tutto.
Ce lo fa notare lui stesso, le sue lezioni sono come delle lezioni universitarie e penso che nessuno nella nostra classe riesce a non essere coinvolto dalle sue spiegazioni. La storia e la filosofia non sono mai state così interessanti come lo sono adesso e soprattutto nella storia non c'è mai stato tutto il ragionamento che c'è con lui.
Gli piace insegnare, glielo si legge negli occhi: può entrare in classe con l'aria di quello a cui girano le palle, può chiamarci col cognome a mo' di rimprovero (e quando ci chiama col cognome è panico), ma poi si quieta nel momento in cui dice:''Datemi un manuale di storia, vecchia e nuova edizione''.
Quell'uomo è in terapia quando lavora.
Quell'uomo, qualunque sia il suo stato d'animo, è in estasi quando si tratta di insegnare.
Sembra che ci voglia bene perché vuole bene al suo ''mestiere'', vuole bene alle materie che insegna, vuole bene alla nostra ignoranza e si preoccupa di far capire tutto a tutti, si preoccupa di sentirci parlare quando alziamo la mano ed è un dibattito.
Una specie di congresso. ''Io penso ... '', ''Secondo me invece ...'', ''Sono parzialmente d'accordo con ...''.
Insomma, è uno di quei professori capaci di insegnare a 360 gradi.
Non è storia, non è filosofia. E' storia, filosofia, economia, attualità, giurisprudenza e letteratura.
E' un contestualizzare a 360 gradi, imprimere tramite immediati collegamenti qualunque cosa - sia passata che futura, sia causa che effetto -.
Gli appunti di storia e filosofia sono enciclopedie, giuro.
Eppure, c'è un solo difetto da chiarire. Purtroppo sono solo 3 ore di filosofia e 3 ore di storia, purtroppo. 

martedì 4 ottobre 2016

Quando anche il greco e il latino diventano interessanti

Ammassate quindici ragazze in una classe di venti persone.
Sostituite una professoressa dalle calze giallo banana e la gonna verde pistacchio con un professore non molto alto, non troppo vecchio, con gli occhi azzurri e un tono di voce molto molto suadente ed immaginate che ne viene fuori.
Ne viene fuori un gruppo su whatsapp chiamato '' M. D. R. ti scoperei tutta la vita''.

venerdì 16 settembre 2016

Buon inizio di anno scolastico, prof!

Lei lo odia il suo lavoro.
Odia i suoi alunni, odia il signor Savio che insiste sempre a farle bere il caffè, odia quando la trattano nello stesso modo in cui lei tratta gli altri.
Bussa, ma piano piano, in modo che nessuno la senta. Entra e certe volte non dice buongiorno e ci lascia fare quello che cazzo vogliamo. Parliamo al telefono, mangiamo, usciamo per la sigaretta sulle scale di emergenza o nei bagni in fondo al corridoio (la signora Pina è al piano terra adesso, finalmente al secondo piano si può fumare e stare tutto il tempo per i corridoi a non fare niente). Quando facciamo troppo casino batte la mano ossuta sulla cattedra e penso che dica a se stessa che ci odia tantissimo, tanto quanto odia tutta la sua vita per intero, partendo dalla nascita fino al settembre 2016.
Ma queste, sono solo supposizioni mie. Di me che siedo al primo banco e l'ho sentita dalla seconda superiore in poi parlare con suo marito al cellulare, di me che sono anni che vedo con quanta depressione questa donna in tutta la sua carriera di insegnante - oltre a fare, debbo dirlo, il suo dovere - mette i puntini sulle i nel registro di classe.
A lei non interessa quanto studiamo, cosa faremo dopo la maturità, quanto sappiamo o quanto abbiamo capito. Alle nove e venti si siede alla cattedra, alle dieci meno dieci iniziamo a spiegare e chi studia studia, chi non studia cazzi suoi. Non mette quasi mai debiti, ''non vuole avere problemi'' e guarda quel cazzo di orologio ogni secondo, ogni secondo, ogni secondo.
Ci odia, dal primo all'ultimo.
E' la persona più insoddisfatta di tutta la terra: 40 anni, cinque o sei lauree, un posto fisso, capelli stupendi, un marito che non la lascia nemmeno quando gli urla per telefono che deve fare la spesa, ma comunque depressa. Chiunque la guardi pensa che sia quel genere di persona che vuole tutto dalla vita, anche se effettivamente non le manca niente.
Nonostante questo, però, è umile. Gentile e posata coi colleghi, una stronza in astinenza con tutti gli altri.
Vorrei chiederle che cazzo c'è da essere depressi il secondo giorno di scuola. Anche a me stanno sul cazzo, anche a me farebbe piacere che prendesse fuoco quest'istituto di merda, eppure non ho quell'aria affranta da tizio pronto per la ghigliottina. Che cosa triste.
Entra, ci alziamo, ''Buongiorno prof'' e tu manco rispondi. Assomigli a Maria Antonietta d'Asburgo al momento dell'esecuzione, sai?
Eppure hai la mia stima. Sei una stronza di merda, di un'antipatia unica ma mi sei di esempio. Tra vent'anni vorrei avere tutte le sue conoscenze, vorrei sapere tutto quello che sa lei (ed è una che sa tutto, e se dico tutto, intendo tutto). Certo, vorrei anche i tuoi capelli ricci castano biondi, vorrei avere le tue lauree ma grazie, potrei fare a meno della tua stronzaggine.
Non ti sopporto, mi innervosiscono i tuoi comportamenti, ma per me rimani la prof stronza più acculturata di tutte. Ricorderò quello sguardo da donna in preda alla peste di cui parla Lucrezio, ma ricorderò anche quelle pagine e pagine di appunti che prendo mentre parli.
Sì, mi piaci solo quando parli delle materie che insegni. Rimpiangerò il liceo, rimpiangerò questi anni - i più belli di tutta la mia vita, lo giuro - e rimpiangerò anche il tuo sapere così tante cose ed il tuo modo di continuare a presentarti a scuola nonostante odi il tuo lavoro (e tutti quelli attorno a te).
Buon inizio di anno scolastico, prof!