A voi amanti dello ingiuriare
che sparlate senza però parlare:
zittitevi, dovete ascoltare.
Mi domando a voce alta voi chi siate
quale titolo di studio abbiate
di quali studi e ricerche parliate.
Quale, l'università della strada che vi ha formati?
Quale, il titolo d'onore che vi siete comprati?
Perchè su facebook militate manco foste dei soldati?
La sapienza antica trapassa alcuni detti
chiusi nella bocca degli anziani seduti ai caminetti
e voi li ignoravate, quand'eravate bambinetti.
Non è un caso che si abbiano due orecchie ed una sola bocca
parlate tanto da riempire tutta la brocca
che poi trabocca e sgoccia.
Che senso ha parlare senza dire niente
ergersi sul trono e puntare il dito all'incosciente?
Con la gente che applaude e non capisce niente.
Mia nonna diceva ''chi si fa i cazzi suoi campa cient'anni''.
Soli, ingiuriati, criticati, così passerete i vostri anni.
Vi fingete missionari e francescani
vendendo odio e rancore
fate gli inquisitori ma con lo stesso ardore
di chi trama alle spalle senza far rumore.
Questo COVID-19 è letale.
Nessuna distinzione e a volte nessun segnale.
Io non mi permetto di parlare.
Domani potrei essere la prossima a contagiare.
Ho sempre odiato la provincia. Sa di angustia. Di piccolezza. Frivolezza, ipocrisia.
E anche la mia, come ogni provincia che si rispetti, si lancia in interpretazioni complottistiche e considerazioni che neppure i virologi più esperti si azzardano a fare.
E come odio la provincia così odio facebook, il mondo provinciale più grande che ci sia. Un mondo in cui non importa che dici, basta parlare. Un mondo in cui non importa la portata delle stronzate che scrivi ma solo quanti like ricevi.
Non ho mai avuto dubbi sul fatto che sia NECESSARIO per ognuno di noi (il povero disgraziato e lo stanco nullatenente, l'agiato signorotto e l'uomo arricchito, il ricco di sangue e il ricco per virtù) dire ciò che si crede, senza alcun timore. Per me la libertà d'espressione è sacra, anche quando a parlare sono gli ignoranti. Ma non accetto che a parlare siano uomini cattivi, violenti, che istigano all'odio e al rancore. Che accusano una compaesana affetta da COVID-19, tornata al Sud dai focolai lombardi, di essere una stupida. Augurandole la morte e non la guarigione, istigandola al suicidio e non alla speranza. Io mi rifiuto di accettare impassibile tutto questo. Io mi rifiuto di credere che tutto questo sia reale.
La compaesana in questione è stata poco attenta, avrebbe dovuto prendere maggiori precauzioni; ma io non vedo utilità nella risposta che la mia gente dà a questa situazione.
Qui la gente muore. È disperata. È rinchiusa in casa o in ospedale. C'è chi non ha fame perché non ha potuto salutare per l'ultima volta un suo caro. E c'è chi ha fame ma non i soldi per la spesa. Questa è una situazione tragica.
E io non posso credere ai miei occhi.
Questa è una guerra contro un mostro invisibile... e certa gente pensa a portare avanti la guerra Nord/Sud, contagiati/non contagiati.
L'emergenza nazionale ha mostrato il peggio di noi italiani: l'odio, il rancore, la violenza, la paura, l'incoscienza.
E questa indignazione non può che portarmi a una domanda: quando tutto questo sarà finito, SU QUALE BASE, CON QUALE CORAGGIO, TORNERETE A CANTARE FRATELLI D'ITALIA?
''Odio gli indifferenti. Vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti.''
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domenica 29 marzo 2020
lunedì 3 settembre 2018
Rifiorire
Spesso me ne rendo conto: sono tante le cose che non dico. Non perché non mi fidi di te o perché mi senta a disagio a parlarti di alcune cose. Più che altro tante cose non le dico perché non escono neppure una volta dalla mia bocca; rimangono intrappolate nella mia mente e magari finiscono su fogli, post-it, diari. Sono tante le cose che non dico ma che tu capisci comunque: posso anche dirti ''non c'è niente, è tutto ok'' e dirtelo cento, duecento, trecento volte in una giornata; ma se sai che non è così, non ci credi neppure la prima volta che te lo dico.
Perché con te è così.
Non ho bisogno di difese, non ho bisogno di proteggermi. E se c'è un motivo per cui io sto bene con te è perché tu capisci i miei silenzi. Capisci come sto solo guardandomi negli occhi, ascoltando la mia voce, osservando i miei movimenti. Per te sono come un libro aperto. Ed un secondo motivo per cui sto bene con te è che non pressi certe cose che vengono spontanee: sarà che c'è un'intesa fra noi due, sarà che c'è chimica, ma non sei mai stato incisivo - nel modo sbagliato, s'intende - con me. Non hai forzato niente di quello che è successo tra di noi e se oggi festeggiamo il primo nostro anniversario è perché tra di noi le cose sono andate spontaneamente. Nessun programma, nessun orario, nessun limite, nessun pregiudizio: tra me e te è scoppiata la scintilla ed è stata la scintilla a portarci fin qui.
Tu per me sei molto più del Mio Uomo: sei il mio migliore amico, a volte un fratello maggiore, l'amante che ho sempre desiderato, il fidanzato che ho cercato ma che è balzato fuori all'improvviso, quando meno me lo sarei aspettato.
Per quest'occasione avrei potuto regalarti qualunque cosa e spero che ciò che ho scelto per te ti piaccia sul serio. Ma aldilà di qualunque regalo, di qualunque pensiero, di qualunque cosa, ci sono io. Ci sono io che ho scelto te ogni giorno di quest'anno, ci sono io che scelgo te oggi e sceglierò te domani. Io che senza di te sarei pasta senza sale; io che senza di te sarei un cielo senza rondini; io che senza di te sarei chiusa in me stessa, inconsapevole di ciò che posso fare con le mie mani e la mia testa.
E' passato un anno e in questo anno ci siamo conosciuti, ci siamo amati, abbiamo riso e siamo stati sempre insieme. Quest'anno è stato l'anno più bello di sempre: perché ho conosciuto te e tu mi hai fatto conoscere lati di me che non sapevo neppure di avere.
E la cosa più bella di questo anno è che mi sento cresciuta, consapevole, felice.
Non potrei fare a meno di te per nulla al mondo. Sei tu che mi hai fatto rifiorire.
Ti amo amore mio, buon anniversario.
Perché con te è così.
Non ho bisogno di difese, non ho bisogno di proteggermi. E se c'è un motivo per cui io sto bene con te è perché tu capisci i miei silenzi. Capisci come sto solo guardandomi negli occhi, ascoltando la mia voce, osservando i miei movimenti. Per te sono come un libro aperto. Ed un secondo motivo per cui sto bene con te è che non pressi certe cose che vengono spontanee: sarà che c'è un'intesa fra noi due, sarà che c'è chimica, ma non sei mai stato incisivo - nel modo sbagliato, s'intende - con me. Non hai forzato niente di quello che è successo tra di noi e se oggi festeggiamo il primo nostro anniversario è perché tra di noi le cose sono andate spontaneamente. Nessun programma, nessun orario, nessun limite, nessun pregiudizio: tra me e te è scoppiata la scintilla ed è stata la scintilla a portarci fin qui.
Tu per me sei molto più del Mio Uomo: sei il mio migliore amico, a volte un fratello maggiore, l'amante che ho sempre desiderato, il fidanzato che ho cercato ma che è balzato fuori all'improvviso, quando meno me lo sarei aspettato.
Per quest'occasione avrei potuto regalarti qualunque cosa e spero che ciò che ho scelto per te ti piaccia sul serio. Ma aldilà di qualunque regalo, di qualunque pensiero, di qualunque cosa, ci sono io. Ci sono io che ho scelto te ogni giorno di quest'anno, ci sono io che scelgo te oggi e sceglierò te domani. Io che senza di te sarei pasta senza sale; io che senza di te sarei un cielo senza rondini; io che senza di te sarei chiusa in me stessa, inconsapevole di ciò che posso fare con le mie mani e la mia testa.
E' passato un anno e in questo anno ci siamo conosciuti, ci siamo amati, abbiamo riso e siamo stati sempre insieme. Quest'anno è stato l'anno più bello di sempre: perché ho conosciuto te e tu mi hai fatto conoscere lati di me che non sapevo neppure di avere.
E la cosa più bella di questo anno è che mi sento cresciuta, consapevole, felice.
Non potrei fare a meno di te per nulla al mondo. Sei tu che mi hai fatto rifiorire.
Ti amo amore mio, buon anniversario.
sabato 21 luglio 2018
Arriverà il piumone e sarà bellissimo
E' forse per questo che odio l'estate.
L'estate è completa stasi: tutto si muove così lentamente che il tempo sembra essere infinito e le giornate tutte uguali e le serate tutte uguali e la tua vita tutta uguale.
Odio l'estate.
Odio questo calore infernale, le zanzare, la noia martellante, il letto troppo caldo, il ventilatore che non dà fresco, le ringhiere dei balconi roventi, su cui potresti sciogliere anche l'oro.
Mi sembra che anche i miei pensieri siano uguali, anche se a volte non mi sembra proprio d'avere pensieri.
Che libro leggere, dove iscriversi ad ottobre, quale mitica dieta fare per dimagrire più in fretta. Questi sono i miei peculiari pensieri: ma non scordiamo tutti gli interrogativi annessi.
Perché mi scoccia leggere questo libro? Devo cambiarlo, finirlo, non leggerlo per un po' e riprovare?
Ma se faccio lettere ed è troppo facile? Ma se faccio storia ed è troppo difficile?
Ma il limone fa dimagrire o aumenta la stitichezza? Perché dimagrisco e poi ingrasso, ingrasso e poi dimagrisco? Devo comprarmi un costume sexy, che però non mi metta il culo fuori, la pancia fuori, i fianchi fuori, la faccia fuori.
La verità è che mi sono rotta il cazzo dell'estate. Era meglio sbattersi con la testa al muro per trovare lo sprono a studiare piuttosto che non fare un cazzo tutti i cazzo di giorni e tutto il cazzo di giorno.
E mia madre: ''Lava casa così non ti scocci!'', '' Vai a lavorare così non ti scocci!''.
Nessuno che mi dica:''Ecco, questi sono 1200 euro, così non ti scocci!''.
L'estate è completa stasi: tutto si muove così lentamente che il tempo sembra essere infinito e le giornate tutte uguali e le serate tutte uguali e la tua vita tutta uguale.
Odio l'estate.
Odio questo calore infernale, le zanzare, la noia martellante, il letto troppo caldo, il ventilatore che non dà fresco, le ringhiere dei balconi roventi, su cui potresti sciogliere anche l'oro.
Mi sembra che anche i miei pensieri siano uguali, anche se a volte non mi sembra proprio d'avere pensieri.
Che libro leggere, dove iscriversi ad ottobre, quale mitica dieta fare per dimagrire più in fretta. Questi sono i miei peculiari pensieri: ma non scordiamo tutti gli interrogativi annessi.
Perché mi scoccia leggere questo libro? Devo cambiarlo, finirlo, non leggerlo per un po' e riprovare?
Ma se faccio lettere ed è troppo facile? Ma se faccio storia ed è troppo difficile?
Ma il limone fa dimagrire o aumenta la stitichezza? Perché dimagrisco e poi ingrasso, ingrasso e poi dimagrisco? Devo comprarmi un costume sexy, che però non mi metta il culo fuori, la pancia fuori, i fianchi fuori, la faccia fuori.
La verità è che mi sono rotta il cazzo dell'estate. Era meglio sbattersi con la testa al muro per trovare lo sprono a studiare piuttosto che non fare un cazzo tutti i cazzo di giorni e tutto il cazzo di giorno.
E mia madre: ''Lava casa così non ti scocci!'', '' Vai a lavorare così non ti scocci!''.
Nessuno che mi dica:''Ecco, questi sono 1200 euro, così non ti scocci!''.
mercoledì 30 maggio 2018
a house is not a home
io non sono più a casa.
la mia casa è volata via pezzo a pezzo
credevo non sarei arrivata a dire questo
credevo non sarei arrivata a dire questo
a dire che non mi sento a casa a casa mia.
eppure solo questo voglio dire
io non sono più a casa
non c'è più niente qui
neppure la voglia di tentare
solo la voglia di andare via.
mercoledì 13 dicembre 2017
Parole da dedicarmi
Oggi, di parole non ci sono. Quelle che rimangono impresse nella mia gola,
sono solo parole masticate di perdizione.
Prenderò in prestito le parole degli altri.
Non sarà un foglio pieno di frasi che racconterà di me, come di te, in fondo di molto poi non cambia.
Lo stesso cielo, stesso mondo con la stessa rabbia.
Eh già, vorremmo che potessero tutti sentire le nostre voci e quello che ognuno vorrebbe dire.
Dobbiamo dare qualcosa in mezzo agli altri, dobbiamo stare uniti, ma distanti.
Anche se spaventati dai giorni che son più brutti preghiamo per i nostri sogni tutte le notti. Tutte le notti nei nostri sogni c'è un po' di realtà, abbiamo negli occhi la luce della libertà.
Al di là delle montagne, dei fiumi, dei mari, restiamo ciò che siamo, semplicemente esseri umani.
Semplicemente qualcosa di stupendo, qualcosa di orrendo, qualcosa che a volte non comprendo.
Forse è inutile dire ciò che si prova, è inutile cercare una parola nuova per descrivere il momento in cui so vivere meglio. Inutile aspettare che ci arrivi un segno utile.
L'impegno cos'è se non cercare di essere degno? Per questa vita è normale voler dare il meglio.
Desideriamo ciò che è inutile dicendo "voglio", non sorridiamo se non l'abbiamo dicendo "muoio".
Leggo un foglio con delle frasi che non ricordo se scritte da me o scritte da te, che importa in fondo.
Sotto lo stesso cielo, stessa rabbia, stesso mondo, lo stesso modo di dimenticare in un secondo. O di guardare sempre indietro ogni singolo giorno finché non è il nostro turno non saremo di ritorno dal viaggio che ci tiene in pugno e che ci rende simili. Tutti con la stessa paura di essere inutili.
Se hai parole da dedicarmi sono qui ora ad ascoltarle, prima di allontanarmi.
Le mie parole avranno il tuo sapore, ogni giorno di più ed ogni giorno avrò più calore.
Per ogni singolo uomo esiste un sole che nasce con te e ti sorride quando muore.
Dobbiamo solo dare il nostro amore a chi lo vuole, stare in pace anche se non si è dove ci piace, capire se è il momento di parlarsi sotto voce.
Fuori c'è luce, poi buio, poi ancora luce. Tutto quanto accade in modo rapido e veloce, tutto quanto accade in modo così naturale. A volte ci fa star bene, a volte ci fa star male e vale la pena di evadere, senza avere regole come le favole, senza la paura di sentirsi inutile.
giovedì 26 ottobre 2017
A puttane, io
Che io non sia mai stata niente per me stessa si è sempre saputo.
Adesso, ho la consapevolezza di essere il niente sulla faccia della terra.
Adesso, ho la consapevolezza di essere il niente sulla faccia della terra.
domenica 22 ottobre 2017
Bellissimo
(questo post non è niente di speciale, semplicemente, dovevo fare ordine nella mia testa; ma il piano è fallito perché è tutto un casino)
Come quando in un'equazione biquadratica, usiamo il parametro t per poter risolvere (sì, qualcosa l'ho imparato in questi cinque anni del cazzo).
Niente è mai stato il mio forte se non l'uso della parola. Neanche il linguaggio del corpo.
E certe volte, mi chiedo se ciò che scrivo o se ciò che sento viene recepito da me come viene recepito dagli altri. La risposta è no. Ognuno di noi ha una sorta di quadernino interiore in cui è appuntata ogni singola parola ed ogni singola relativa impressione, ciò che è per te, non è mai per tutti. E allora, chi mi capisce è come me? Condivide con me gli stessi binomi lettere-emozioni? O è solo empatia?
In questi giorni c'è una canzone che mi rilassa i nervi e mi attorciglia i pensieri: Bellissimo.
I primi dodici secondi di questa canzone, scanditi da dita che suonano un pianoforte, fanno da metronomo alle prime ore che mi sveglio e alle ultime ore prima di acquietarmi nelle coperte.
E la prima strofa, fa da propaganda a quest'anno di merda che non passa più, o che è passato o che ricomincia o che deve finire quando mi consegneranno il diploma e me ne andrò a fare in culo da qualche altra parte.
''Beh, è andato tutto storto e sono vivo.
Quest’anno scorso in fondo è stato solo positivo
anche se a volte nello specchio non mi riconosco.
La vita è il morso di un molosso come un cane corso.
Ed al mio amico che mi consiglia l’aggregazione
Ho detto “mi frega zero della tua spiegazione”.
Quando si annega, è vero che dall’imbarcazione
c’è chi si aggrappa a un remo e spiega le vele altrove.''
Non è possibile ripercorrere gli eventi catastrofici dell'anno 2016/2017 in qualche riga di una canzone come tante. Che strano l'aggettivo ''catastrofico''. Mi dà l'impressione di un aggettivo che vuole prendere per il culo, o che vuole essere un modo come un altro per sfottere qualcuno di qualcosa, per presentargli davanti, ironicamente, come e perché non c'è nessuna catastrofe, si è solo melodrammatici.
Quanto odio quando mi si viene detto:''Ma quanto sei melodrammatica!''. Ma se fosse un melodramma o se non fosse una catastrofe vera e propria per me, perché te ne starei parlando?
A un certo punto della mia vita, ho solo modo di pensare che nessuno può capirti veramente eccetto te stesso. Anche se, ammettiamolo, ci sono gli stronzi che ti rinfacciano il fatto che tu ti preoccupi di un qualcosa che alla fine non è niente e gli stronzi che, quasi inteneriti, vogliono tranquillizzarti benevolmente. Di queste due categorie, preferisco la seconda, ma dato che odio sentirmi dire:''Ma no, stai tranquilla, sono cose stupide, una cosa come un'altra'', preferisco una terza opzione. E cioè, tenermi tutto per me.
Quanto odio quando mi si viene detto:''Ma quanto sei melodrammatica!''. Ma se fosse un melodramma o se non fosse una catastrofe vera e propria per me, perché te ne starei parlando?
A un certo punto della mia vita, ho solo modo di pensare che nessuno può capirti veramente eccetto te stesso. Anche se, ammettiamolo, ci sono gli stronzi che ti rinfacciano il fatto che tu ti preoccupi di un qualcosa che alla fine non è niente e gli stronzi che, quasi inteneriti, vogliono tranquillizzarti benevolmente. Di queste due categorie, preferisco la seconda, ma dato che odio sentirmi dire:''Ma no, stai tranquilla, sono cose stupide, una cosa come un'altra'', preferisco una terza opzione. E cioè, tenermi tutto per me.
Il ritornello di questa canzone è zucchero nel caffè, è il momento di rilassamento all'estrema potenza. Come se quietasse, senza infilare dita nelle piaghe.
''Ho accettato che è bellissimo
rilassarsi nel pericolo,
dentro agli attacchi di panico.
La vita chiede rischi maggiori.
Oggi casa mia è un cunicolo,
arredato dopo un incubo.
Denti neri e sguardo livido,
la vita chiede azzardi migliori.''
In questi giorni, poi, mi è successa una cosa strana. Ho quasi voluto sfidare il destino, se mai esistesse. Mi son detta:''Chiama lo studio della psicologa al consultorio, se ti risponde allora è destino, se non ti risponde, allora è destino''. Beh, alla fine? Ho chiamato.
''Buonasera, consultorio della diocesi bla bla bla bla bla bla, per consultorio familiare clicca 1, per biblioteca clicca 2, per consulto medica clicca 3 ...'' inutile dire che non l'ho fatta manco fatta finire la registrazione, ho attaccato. E la prima cosa che ho pensato è stata.
M'hann fatt o' pacc! Che traslitterato dal napoletano, mi hanno fatto il pacco. E cioè, mi hanno chiusa in una situazione che non prospettavo.
E' destino o non è destino? Poco importa.
In questi giorni, poi, ho riflettuto sui miei pensieri blasfemi. Come l'uomo o credere al destino, o credere a Dio, o credere al malocchio, o credere alla magia? Perché l'uomo ha un così alto bisogno di confidare in qualcosa o qualcuno? Perché l'uomo si sente così piccolo e debole da dover pensare che ci sia qualcosa al di sopra di noi capace di giostrare ciò che non possiamo giostrare noi? Noi non ne siamo capaci? Forse no, forse è intrinseco dell'uomo. Forse è intrinseco della natura umana. Forse siamo attratti da una spiritualità necessaria, naturale.
Gli atei si sentono superiori dei cattolici che credono alla vergine maria, la trinità, l'eden, la mela e il serpente. Ma l'ateismo esiste? L'uomo è capace di vivere disincarnato dalla spiritualità spontanea di ognuno di noi? L'uomo può credere solo in se stesso e nella sua razionalità? Perché i cattolici sentono di aver capito qualcosa di universalmente stabile e spiritualmente vero per l'umanità intera? Perché i religiosi sono convinti di aver conosciuto grazie al loro dio la destinazione dell'umanità intera dopo la morte della nostra carne?
Lascio il mio cervello vagare ancora un po' in questi interrogativi inutili e che potrei risparmiami per studiare un po'.
venerdì 20 ottobre 2017
Giro di Notte
Lontano dai guai.
Vorrei stare, lontana dai guai.
Poi mi guardo piangere e mi viene da strillare, perché capisco che c'è una forza centripeta più forte di me che mi spinge nel caos.
Voi direte, bella scusa.
Ma io non ho scusanti.
Vorrei stare, lontana dai guai.
Poi mi guardo piangere e mi viene da strillare, perché capisco che c'è una forza centripeta più forte di me che mi spinge nel caos.
Voi direte, bella scusa.
Ma io non ho scusanti.
mercoledì 4 ottobre 2017
Il Terrore
L'ultima volta che ci andai risale forse all'aprile del mio terzo anno di medie, perché ricordo bene che in una delle ultime sedute parlammo di mia nonna, che era morta proprio gli ultimi di questo mese.
L'ultima vera seduta non la ricordo per niente bene, perché decisi all'improvviso di non andarci più, senza salutarla, senza chiamarla, senza scambiare un'ultima parola. Dissi a mia madre:''Chiamala e dille che non vado più, sto bene ora''. Non me ne presi nessuna ''responsabilità'', non ebbi le palle, come tante altre volte ancora, come tante altre volte prima, come tante altre volte dopo.
Ricordo che facevamo due sedute a settimana. Le prime sedute sono state terribili: io non parlavo, lei parlava per me, ed io per acconsentire piangevo e per dissentire sbuffavo.
In una seduta dei mesi più caldi, credo forse marzo (ricordo benissimo che in quel periodo correva la festa della donna o qualcosa di simile), mi chiese di farle leggere una mia poesia. Io non mi sono mai permessa, mi sono sempre vergognata dell'idea che qualcuno leggesse di me.
In realtà tra me e lei c'era uno spirito di armonia ed uno spirito di caos. Ero completamente a mio agio ed ero completamente a disagio allo stesso tempo.
Per essere coerente con la mia irresponsabilità nell'avere le palle, le dicevo sempre:''La prossima volta ti farò leggere'', oppure:''qualche volta ti faccio leggere la più bella che ho scritto fino adesso''.
In realtà con lei era sempre ''la prossima volta''. Non capivo se fossi a disagio con lei o con me e con quello che dicevo, scrivevo, facevo sul mio corpo.
Era un continuo fingere, da parte mia. Poi scoppiava il Terrore nella mia testa e lei mi diceva:''Se non vuoi parlarmi, posso almeno sentire come stai da quello che scrivi?''.
La mia passione per la scrittura è nata nel periodo più terrificante della mia vita. Da qualche parte avrò ancora conservato tutto ciò che composi, e che non ho avuto più il coraggio di rileggere, perché certe volte ho l'impressione che non c'è niente di terrificante attorno a me, ma terrificante sono io.
Mi chiese di farle leggere una delle mie poesie preferite, perché sapeva che del programma di terza media mi ero appassionata tantissimo a Leopardi. Io scrissi su un foglio a righe ''A se stesso''.
L'ultima vera seduta non la ricordo per niente bene, perché decisi all'improvviso di non andarci più, senza salutarla, senza chiamarla, senza scambiare un'ultima parola. Dissi a mia madre:''Chiamala e dille che non vado più, sto bene ora''. Non me ne presi nessuna ''responsabilità'', non ebbi le palle, come tante altre volte ancora, come tante altre volte prima, come tante altre volte dopo.
Ricordo che facevamo due sedute a settimana. Le prime sedute sono state terribili: io non parlavo, lei parlava per me, ed io per acconsentire piangevo e per dissentire sbuffavo.
In una seduta dei mesi più caldi, credo forse marzo (ricordo benissimo che in quel periodo correva la festa della donna o qualcosa di simile), mi chiese di farle leggere una mia poesia. Io non mi sono mai permessa, mi sono sempre vergognata dell'idea che qualcuno leggesse di me.
In realtà tra me e lei c'era uno spirito di armonia ed uno spirito di caos. Ero completamente a mio agio ed ero completamente a disagio allo stesso tempo.
Per essere coerente con la mia irresponsabilità nell'avere le palle, le dicevo sempre:''La prossima volta ti farò leggere'', oppure:''qualche volta ti faccio leggere la più bella che ho scritto fino adesso''.
In realtà con lei era sempre ''la prossima volta''. Non capivo se fossi a disagio con lei o con me e con quello che dicevo, scrivevo, facevo sul mio corpo.
Era un continuo fingere, da parte mia. Poi scoppiava il Terrore nella mia testa e lei mi diceva:''Se non vuoi parlarmi, posso almeno sentire come stai da quello che scrivi?''.
La mia passione per la scrittura è nata nel periodo più terrificante della mia vita. Da qualche parte avrò ancora conservato tutto ciò che composi, e che non ho avuto più il coraggio di rileggere, perché certe volte ho l'impressione che non c'è niente di terrificante attorno a me, ma terrificante sono io.
Mi chiese di farle leggere una delle mie poesie preferite, perché sapeva che del programma di terza media mi ero appassionata tantissimo a Leopardi. Io scrissi su un foglio a righe ''A se stesso''.
Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perí l’inganno estremo,
ch’eterno io mi credei. Perí. Ben sento,
in noi di cari inganni,
non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
l’ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera,
e l’infinita vanitá del tutto.
Continuammo questo ''gioco''. Questo forse è uno dei ricordi più vividi che conservo: discutevamo di letteratura, storia, psicologia. Ricordo che una volta leggemmo insieme ''La pioggia nel pineto'' riflettendo sulle parti più belle di quella poesia.
Ne ho anche dei ricordi che mi fa vergogna a dirli, e che infatti non ho confessato mai a nessuno, neanche a mia madre.
In questi anni ci ho pensato spesso. Mi sembra tutto un ricordo sfumato, lontano, troppo passato da poter ricordare.
E in questi giorni, in questi mesi, ci ho pensato anche di più. Avrei voluto ritornarci. Per chiedere scusa, per dirle che non è cambiato niente, per chiederle cosa ha detto a mia madre i primi di maggio quando decisi di non andarci più e quando le chiese di venire in studio perché doveva parlarle.
Una parte di me si chiede se lei avesse previsto tutto questo. Una parte di me si chiede curiosamente cosa lei potrebbe dirmi se dicessi:''Sto così'' e mi denuderei, una volta per tutte, per la prima volta in mesi e mesi. Una parte di me si dice che sono stronzate. Una parte di me invece mi sussurra:''Sei stata senza per cinque anni, perché adesso?''.
Mi sono sempre chiesta cosa ho. Fluttuano attorno a me cose, cose e cose. E non mi sento più me, come non mi sono mai sentita veramente. Mi chiedo se attorno a me qualcuno sa cosa penso, se magari ci si accorge, se magari si nota che qualcosa mi complessa la vita di tutti i giorni.
In questi giorni sono senza forze, senza voglia, senza niente. Non è un senso di vuoto, è un senso di <inganno estremo>. E' un senso di essere piccola sotto una trave pesante ma su cui appoggio vasi di fiori, cestini con caramelle, festoni colorati.
La più grande domanda del mio passato adesso è diventata un interrogativo a cui rispondere: lei immaginava questo? Lei sapeva che sarebbe successo questo? Lei che ha capito di me che io non riesco a capire, né mia madre, né nessuno?
Ne ho anche dei ricordi che mi fa vergogna a dirli, e che infatti non ho confessato mai a nessuno, neanche a mia madre.
In questi anni ci ho pensato spesso. Mi sembra tutto un ricordo sfumato, lontano, troppo passato da poter ricordare.
E in questi giorni, in questi mesi, ci ho pensato anche di più. Avrei voluto ritornarci. Per chiedere scusa, per dirle che non è cambiato niente, per chiederle cosa ha detto a mia madre i primi di maggio quando decisi di non andarci più e quando le chiese di venire in studio perché doveva parlarle.
Una parte di me si chiede se lei avesse previsto tutto questo. Una parte di me si chiede curiosamente cosa lei potrebbe dirmi se dicessi:''Sto così'' e mi denuderei, una volta per tutte, per la prima volta in mesi e mesi. Una parte di me si dice che sono stronzate. Una parte di me invece mi sussurra:''Sei stata senza per cinque anni, perché adesso?''.
Mi sono sempre chiesta cosa ho. Fluttuano attorno a me cose, cose e cose. E non mi sento più me, come non mi sono mai sentita veramente. Mi chiedo se attorno a me qualcuno sa cosa penso, se magari ci si accorge, se magari si nota che qualcosa mi complessa la vita di tutti i giorni.
In questi giorni sono senza forze, senza voglia, senza niente. Non è un senso di vuoto, è un senso di <inganno estremo>. E' un senso di essere piccola sotto una trave pesante ma su cui appoggio vasi di fiori, cestini con caramelle, festoni colorati.
La più grande domanda del mio passato adesso è diventata un interrogativo a cui rispondere: lei immaginava questo? Lei sapeva che sarebbe successo questo? Lei che ha capito di me che io non riesco a capire, né mia madre, né nessuno?
domenica 24 settembre 2017
Niente temporali, io e questo sole, oggi, siamo come fidanzati
Settembre è sempre stato il periodo dei cambiamenti.
''Smetto di fumare'', ''smetto di mangiare'', ''smetto di non studiare per settimane intere'', ''smetto di essere stronza''.
Questo settembre è un settembre diverso, un settembre positivo, senza finti propositi ma più che altro un settembre con la grinta del propormi in cose differenti e la tranquillità nel portarle a termine (senza ansia, senza sopruso, senza essere tiranno di me stessa).
L'ho capito, e mi sembra di aver salito una quindicina di scale per quanto sono stata abituata a costringermi in certe cose.
Non smetto di fumare, perché fumare mi rilassa. Ho prefissato cinque sigarette al giorno o anche meno, e quando mi viene l'ansia di avere poco da fumare e troppa voglia di fumare, dico a me stessa:''stai sciolta''.
Non smetto di mangiare, sono a regime, sempre, comunque, da adesso a quarant'anni. Eppure, mi concedo le mie ''fantasie''. Una settimana a mangiare solo insalata, fette biscottate, acqua e ieri sera: kebab, maionese, patatine, provola, insalata. Oggi: caffellatte e cornetto ripieno di nutella.
Non smetto studiare e non smetto di non studiare, si studia quanto basta. Addio settimane intere di studio, addio settimane a recuperare interi programmi di fisica e greco. Addio!
E non smetto neanche di essere stronza, perché c'è un lato del mio carattere che mi rende pungente, non posso farci nulla, con tutta la mia buona volontà.
Si trova un equilibrio, un equilibrio per ogni cosa. Arrivi ad un certo punto del mese, della settimana, dell'anno, che hai bisogno di stare in equilibrio. Né in eccesso e né in difetto, in equilibrio con te stessa, i tuoi vizi, le tue attitudini.
Per un verso, sono portata a dire con consapevolezza che questo senso di armonia durerà pochi e pochi giorni: quest'anno dovrò diplomarmi e ciò comporta uno studio maggiore per non rinunciare all'ottanta a cui aspiro. Studiare richiederà pazienza, organizzazione, costanza ed io smadonnerò già dalla settimana prossima, perché, tra parentesi, dovrei addirittura patentarmi entro novembre. Saranno mesi di nervoso, di bestemmie, di pianti isterici e di ''io non mi presento'', ''io non mi diplomo'', ''vaffanculo io non ci vado all'università'', ''vaffanculo a me che volevo patentarmi''.
Ne ho la consapevolezza ma non mi interessa. Oggi è domenica, non si va a scuola, mamma non lavora e c'è il ragù. C'è un sole cocente e un leggero venticello quasi poetico.
Vaffanculo al lunedì, a storia dell'arte, alle mille materie orali in cui devo prepararmi per domani: oggi è domenica ed è una bellissima giornata. E niente e nessuno può cambiare il mio buonumore.
''Smetto di fumare'', ''smetto di mangiare'', ''smetto di non studiare per settimane intere'', ''smetto di essere stronza''.
Questo settembre è un settembre diverso, un settembre positivo, senza finti propositi ma più che altro un settembre con la grinta del propormi in cose differenti e la tranquillità nel portarle a termine (senza ansia, senza sopruso, senza essere tiranno di me stessa).
L'ho capito, e mi sembra di aver salito una quindicina di scale per quanto sono stata abituata a costringermi in certe cose.
Non smetto di fumare, perché fumare mi rilassa. Ho prefissato cinque sigarette al giorno o anche meno, e quando mi viene l'ansia di avere poco da fumare e troppa voglia di fumare, dico a me stessa:''stai sciolta''.
Non smetto di mangiare, sono a regime, sempre, comunque, da adesso a quarant'anni. Eppure, mi concedo le mie ''fantasie''. Una settimana a mangiare solo insalata, fette biscottate, acqua e ieri sera: kebab, maionese, patatine, provola, insalata. Oggi: caffellatte e cornetto ripieno di nutella.
Non smetto studiare e non smetto di non studiare, si studia quanto basta. Addio settimane intere di studio, addio settimane a recuperare interi programmi di fisica e greco. Addio!
E non smetto neanche di essere stronza, perché c'è un lato del mio carattere che mi rende pungente, non posso farci nulla, con tutta la mia buona volontà.
Si trova un equilibrio, un equilibrio per ogni cosa. Arrivi ad un certo punto del mese, della settimana, dell'anno, che hai bisogno di stare in equilibrio. Né in eccesso e né in difetto, in equilibrio con te stessa, i tuoi vizi, le tue attitudini.
Per un verso, sono portata a dire con consapevolezza che questo senso di armonia durerà pochi e pochi giorni: quest'anno dovrò diplomarmi e ciò comporta uno studio maggiore per non rinunciare all'ottanta a cui aspiro. Studiare richiederà pazienza, organizzazione, costanza ed io smadonnerò già dalla settimana prossima, perché, tra parentesi, dovrei addirittura patentarmi entro novembre. Saranno mesi di nervoso, di bestemmie, di pianti isterici e di ''io non mi presento'', ''io non mi diplomo'', ''vaffanculo io non ci vado all'università'', ''vaffanculo a me che volevo patentarmi''.
Ne ho la consapevolezza ma non mi interessa. Oggi è domenica, non si va a scuola, mamma non lavora e c'è il ragù. C'è un sole cocente e un leggero venticello quasi poetico.
Vaffanculo al lunedì, a storia dell'arte, alle mille materie orali in cui devo prepararmi per domani: oggi è domenica ed è una bellissima giornata. E niente e nessuno può cambiare il mio buonumore.
mercoledì 16 agosto 2017
R
R
Una volta mi dedicasti una canzone di Lorenzo Fragola.
Non l'ascoltai nemmeno, tanto che ero esaltata dal fatto che tu mi avessi dedicato una canzone.
Forse era quello l'unico appello di cui non ho colto l'allarme.
E adesso, mi costringo in canzoni di cui odi il genere musicale e che ti dedico con tutta la mia forza del pensiero, sperando che ci sia una qualunque forza diversa dalla mia a suggerirti il mio nome. E a ricordarti di me.
sabato 22 luglio 2017
Alla fine li ho tagliati
E alla fine? Alla fine li ho tagliati.
Senza dire niente a nessuno, un giorno sono corsa dalla parrucchiera e li ho tagliati. Corti, cortissimi.
E le mie spalle si sono scrollate i dissapori, le tristezze, quelle mani il cui tocco voglio cancellare dalla mia memoria.
Voglio essere una persona diversa. Qualcuno che nessuno potrà riconoscere.
Voglio essere nuova.
Voglio rinascere in un nuovo corpo, in un nuovo modo di essere, in un altro nome.
Voglio cancellare ciò che sono. Perché adesso, proprio adesso, mi sembra di vivere a metà: a metà tra l'essere me e a metà tra il vivere la vita di un'altra persona.
giovedì 13 luglio 2017
''non sono cambiato, ho solo un altro domicilio''
E' il mio guscio
e non me ne libero per voi.
e non me ne libero per voi.
martedì 4 luglio 2017
routine del cazzo
Queste giornate passano tutte nello stesso modo.
Mi alzo frequentemente per poi tornare a dormire dalle sette alle nove, in modo da controllare se mia sorella dorme oppure no.
Mi alzo, accendo la tv, metto il latte nel pentolino odiando il fatto che poi lo devo lavare, butto giù dei cereali, controllo il cellulare, e faccio su e giù dal divano al balcone. Fumo e bevo caffè, fumo e bevo caffè.
Sistemo la mia stanza, mia sorella si sveglia e faccio lo stesso: metto il latte nel pentolino odiando il fatto che poi lo devo lavare, butta giù dei biscotti, la lavo, l'asciugo e si mette al computer a vedere qualche film disney.
Sistemo la cucina, controllo il cellulare, pianifico cosa fare nel pomeriggio.
Aspetto che mamma torni, quando torna mia madre pranziamo, poi mi faccio una doccia, poi mi asciugo e aspetto che si facciano le cinque e mezza.
Alle cinque e mezza mi aspettano a scuola guida: un'altra guida penosa, un'altra guida andata male, sarà la prossima.
Torno a casa, mi cambio, scendo.
Auricolari, scarpe da ginnastica, faccio due passi, una corsetta, qualunque cosa pur di far qualcosa.
Torno a casa, mi lavo, ceno, mi metto sul letto.
Scrivo qualcosa, faccio finta di scrivere qualcosa, a mezzanotte crollo.
Dormo, beatamente, poi mi alzo dalle sette alle nove per vedere se è sveglia.
Queste giornata passano tutte nello stesso modo e non vedo l'ora che passino tutte.
Mi alzo frequentemente per poi tornare a dormire dalle sette alle nove, in modo da controllare se mia sorella dorme oppure no.
Mi alzo, accendo la tv, metto il latte nel pentolino odiando il fatto che poi lo devo lavare, butto giù dei cereali, controllo il cellulare, e faccio su e giù dal divano al balcone. Fumo e bevo caffè, fumo e bevo caffè.
Sistemo la mia stanza, mia sorella si sveglia e faccio lo stesso: metto il latte nel pentolino odiando il fatto che poi lo devo lavare, butta giù dei biscotti, la lavo, l'asciugo e si mette al computer a vedere qualche film disney.
Sistemo la cucina, controllo il cellulare, pianifico cosa fare nel pomeriggio.
Aspetto che mamma torni, quando torna mia madre pranziamo, poi mi faccio una doccia, poi mi asciugo e aspetto che si facciano le cinque e mezza.
Alle cinque e mezza mi aspettano a scuola guida: un'altra guida penosa, un'altra guida andata male, sarà la prossima.
Torno a casa, mi cambio, scendo.
Auricolari, scarpe da ginnastica, faccio due passi, una corsetta, qualunque cosa pur di far qualcosa.
Torno a casa, mi lavo, ceno, mi metto sul letto.
Scrivo qualcosa, faccio finta di scrivere qualcosa, a mezzanotte crollo.
Dormo, beatamente, poi mi alzo dalle sette alle nove per vedere se è sveglia.
Queste giornata passano tutte nello stesso modo e non vedo l'ora che passino tutte.
domenica 2 luglio 2017
armonia e caos
(non ho le palle di rileggere)
Certe volte, improvvisamente, mi estraneo. Mi tiro fuori dalla realtà. Certe volte, improvvisamente cambio.
Mi trasformo in una persona che ho conosciuto tempo fa, quando credevo che non esistere mi avrebbe aiutato a non soffrire più di tanto. Mi trasformo in una persona con cui ho smesso di avere a che fare da un po'. Non ho più dimestichezza con questo lato di me stessa che odio, odio profondamente, eppure è necessario, per come mi sento adesso.
Non sbuffo, sospiro. Non parlo, ma neppure gesticolo, mi esprimo con gli occhi, mi faccio capire.
Non mi va di parlare. Non mi va di ridere. Non mi va di stare con gli altri, perché non c'è un minuto in cui non mi risulti difficile seguire certi discorsi. Perdo il filo, inciampo sui miei pensieri, e ppuff ... non penso più a niente. Un minuto prima nella mia mente il putiferio, un minuto dopo non c'è nulla che sappia dire. Me le hanno dette di tutti i colori.
Non sai mai che dire, è sempre tutto a posto, non ci dobbiamo mai preoccupare, non c'è nulla che non va. Mi dicono che so dire questo. E io lo odio perché non sono scuse, è solo quello che c'è nella mia mente quando gli altri mi parlano: niente. Vado in crisi. Non so che dire, ma non lo recepisco come un problema, non lo avverto come un qualcosa di ''pericoloso''. Diventa un problema per me quando gli altri mi pongono la questione come un problema, ma non tanto per la cosa in sé, ma perché è un problema che gli altri pensino che io sia un problema. Perciò non si devono preoccupare, perché se si preoccupano per me è solo più difficile, è solo più impegnativo sopportarlo. Non c'è nulla che non va, sì, questa è una bugia.
E' una bugia perché non è vero che non c'è nulla che non va. Mi sento strana, ho l'assillante preoccupazione che questo senso di strano permanga per me molto tempo ancora.
Rido, esco, socializzo, faccio la simpatica, trucco, tacchi, orecchini super giganti, ego pompato e sicurezza che tramuta in sicurezza nei gesti, nei movimenti, negli atteggiamenti. Rimorchio, mi faccio corteggiare, esco, rido, ballo, bevo, sembra che tutto vada come deve andare. Mi svago e sto bene. Poi dopo pochi giorni, dopo poche ore, dopo poche settimane, qualcosa torna a turbarmi.
Senza motivo. Senza causa. Senza accidente che venga a interrompere il mio buonumore. Senza un lampo o tuono che annunci il temporale.
Così, all'improvviso, mi chiudo in casa, ascolto le stesse canzoni, scrivo, disinstallo whatsapp, disattivo la sim, nessuno può parlarmi, nessuno può cercarmi, nessuno può venire a togliermi da questo profondo stato di distacco dalla realtà, dalla comitiva, dalla famiglia, da me.
Tutto il giorno sul letto, esco per una corsa, butto giù qualcosa, e se mi chiedete cosa penso io non lo so. Io non lo so.
Non lo so.
lunedì 3 aprile 2017
Pesce d'aprile (?)
Nella mia mente è tutto idillio.
E questo mio tendere all'idealizzazione di qualunque cosa fa sì che i miei ricordi siano plasmati di fittizia realtà.
E' stato idillio la mia prima volta, è idillio il rapporto tra me e mio padre, è idilliaca anche la mia sessualità, è idilliaca la mia infanzia e le cose che sono successe quando sono stata solo una bambina.
A volte mi sembra di avere un remoto ricordo di qual è stato il mio vero passato. E sulla mia mente a volte soffiano dei flashback che mi fanno sussultare, proprio così, sussulto. Chiudo istintivamente gli occhi e scrollo di dosso il brivido della consapevolezza.
- ''Che c'è?''
- ''Un brivido di freddo''.
Mi passano davanti agli occhi delle immagini, come se fosse un film, ma come se non fosse il mio. E' mera immagine: non sono io, non mi è nulla familiare, non c'è nulla che mi faccia dire ''Io me lo ricordo''. E' quel brivido a farmi pensare che sia successo a me, che l'abbia fatto io.
In questi momenti mi sento come se avessi la mente vuota, come se la mia mente fosse solo un grosso scatolo vuoto che sembra pesante solo perché poggio tante piccole e finte considerazioni sul coperchio.
Tutti i miei ricordi sono stati manomessi, è tutto artificiale, nulla come è realmente. Ma tutto passa alla dogana. Al mio modo di vivere, va bene così.
I miei sogni, i miei sussulti, i miei disturbi, sanno cosa non ho mai rivelato a nessuno; ma io scrivo, cancello, brucio, è artificiale anche questo che sto scrivendo.
E questo mio tendere all'idealizzazione di qualunque cosa fa sì che i miei ricordi siano plasmati di fittizia realtà.
E' stato idillio la mia prima volta, è idillio il rapporto tra me e mio padre, è idilliaca anche la mia sessualità, è idilliaca la mia infanzia e le cose che sono successe quando sono stata solo una bambina.
A volte mi sembra di avere un remoto ricordo di qual è stato il mio vero passato. E sulla mia mente a volte soffiano dei flashback che mi fanno sussultare, proprio così, sussulto. Chiudo istintivamente gli occhi e scrollo di dosso il brivido della consapevolezza.
- ''Che c'è?''
- ''Un brivido di freddo''.
Mi passano davanti agli occhi delle immagini, come se fosse un film, ma come se non fosse il mio. E' mera immagine: non sono io, non mi è nulla familiare, non c'è nulla che mi faccia dire ''Io me lo ricordo''. E' quel brivido a farmi pensare che sia successo a me, che l'abbia fatto io.
In questi momenti mi sento come se avessi la mente vuota, come se la mia mente fosse solo un grosso scatolo vuoto che sembra pesante solo perché poggio tante piccole e finte considerazioni sul coperchio.
Tutti i miei ricordi sono stati manomessi, è tutto artificiale, nulla come è realmente. Ma tutto passa alla dogana. Al mio modo di vivere, va bene così.
I miei sogni, i miei sussulti, i miei disturbi, sanno cosa non ho mai rivelato a nessuno; ma io scrivo, cancello, brucio, è artificiale anche questo che sto scrivendo.
domenica 5 marzo 2017
Sto coi piedi a terra e il cuore sulle nuvole
La superstizione arriva a tal punto da non farmi parlare per paura del malocchio.
Lo dice anche Hemingway, le cose belle a dirle non succedono mai.
E quindi, non mi permetto neppure di scriverle, perché scriverle significherebbe dirle per farsi ascoltare.
Lo dirò quando la cosa bella ce l'ho tra le mani e non è solo frutto della mia speranza.
Lo dice anche Hemingway, le cose belle a dirle non succedono mai.
E quindi, non mi permetto neppure di scriverle, perché scriverle significherebbe dirle per farsi ascoltare.
Lo dirò quando la cosa bella ce l'ho tra le mani e non è solo frutto della mia speranza.
domenica 5 febbraio 2017
Rose rosse per me
La bella sensazione di essere bella.
Sono bastate un paio di calze a pois ed una gonna sopra il ginocchio a farmi riscoprire una femminilità che ho spesso stentato o ostinatamente rinnegato. E' bastata una gonna a stringere sui miei fianchi e ad evidenziarne il tratto più bello per poter sussurrare a me stessa:''Wow''.
La sensazione di piacere ai miei occhi che mi guardano allo specchio prima di uscire mi dà una sicurezza che, sto notando, attira l'attenzione anche dei più irraggiungibili (non prendetemi per presuntuosa). Sì, ho scoperto il mio potenziale e lo esercito su chi mi guarda.
Mi piace la curva dei miei fianchi, quella del mio seno e quella delle mie gambe che mi piace lasciare né troppo coperte e né troppo scoperte. C'è un qualcosa di meraviglioso nel piacersi: indistintamente, si piace anche agli altri che ci stanno attorno.
L'ho sempre vista come una stronzata, eppure devo ricredermi. Stare a proprio agio con sé stessi implica uno stare a proprio agio in situazioni e vicende diverse rispetto la quotidianità. Voler bene al proprio modo di essere significa poter essere autoironici, poter ascoltare battute su di te senza offenderti per nulla, non nascondersi quando si è in mezzo agli altri.
Quando piaci a te stesso c'è qualcosa di indecifrabile ma evidentissimo nel tuo modo di essere e di comportarti, quando ti piaci chi ti sta attorno lo sa, lo sente, se ne accorge.
E fa tutto parte di un piano che da platonico diventa reale: sei bella, ti senti bella, sei in tregua coi tuoi difetti.
Sono bastate un paio di calze a pois ed una gonna sopra il ginocchio a farmi riscoprire una femminilità che ho spesso stentato o ostinatamente rinnegato. E' bastata una gonna a stringere sui miei fianchi e ad evidenziarne il tratto più bello per poter sussurrare a me stessa:''Wow''.
La sensazione di piacere ai miei occhi che mi guardano allo specchio prima di uscire mi dà una sicurezza che, sto notando, attira l'attenzione anche dei più irraggiungibili (non prendetemi per presuntuosa). Sì, ho scoperto il mio potenziale e lo esercito su chi mi guarda.
Mi piace la curva dei miei fianchi, quella del mio seno e quella delle mie gambe che mi piace lasciare né troppo coperte e né troppo scoperte. C'è un qualcosa di meraviglioso nel piacersi: indistintamente, si piace anche agli altri che ci stanno attorno.
L'ho sempre vista come una stronzata, eppure devo ricredermi. Stare a proprio agio con sé stessi implica uno stare a proprio agio in situazioni e vicende diverse rispetto la quotidianità. Voler bene al proprio modo di essere significa poter essere autoironici, poter ascoltare battute su di te senza offenderti per nulla, non nascondersi quando si è in mezzo agli altri.
Quando piaci a te stesso c'è qualcosa di indecifrabile ma evidentissimo nel tuo modo di essere e di comportarti, quando ti piaci chi ti sta attorno lo sa, lo sente, se ne accorge.
E fa tutto parte di un piano che da platonico diventa reale: sei bella, ti senti bella, sei in tregua coi tuoi difetti.
venerdì 3 febbraio 2017
all'ultimo respiro
E' quell'attimo cruciale in cui capisci esattamente come sei.
E' come se per anni non vedessi il sole e alla sua vista, finalmente, ti copri gli occhi intimorito.
Intimorito perché prendi coscienza: chi sono? che ho fatto? in che guaio mi sono cacciata?
E' come se per anni non vedessi il sole e alla sua vista, finalmente, ti copri gli occhi intimorito.
Intimorito perché prendi coscienza: chi sono? che ho fatto? in che guaio mi sono cacciata?
giovedì 19 gennaio 2017
Caro diario, vorrei che non finisse mai
Quello scricchiolio di gelo nelle ossa.
Si muove, dilania, non si scioglie.
Mi fa piegare le gambe in preda al freddo, è come se lo sentissi invadere il mio corpo: dalle steppe desolate delle mie gambe, fino alla città gelata della mia mente. Come Napoleone che tenta in tutti i modi di tenere in pugno la Russia.
Lo sento fischiare nelle mie orecchie, lo sento irradiarsi nei calzini bagnati quando piove, e a poco a poco, penetra nelle mie ossa, indebolendomi.
Le mani rugose, violacee, incastrate nelle tasche di cappotti. Sciarpe in cui mi attorciglio in modo da non far infreddolire il collo, il petto, le braccia: i tre punti più delicati per eccellenza, ci ho già sciolto tre scricchiolii.
Sì, fa un freddo cane. Un freddo così si è visto solo nel 2012, qui al Sud. Avevo rimosso le sciarpe di lana che pizzicano, le calzamaglie sfilate, i capelli che ti appiattiscono i capelli ma sono così caldi.
Fa un freddo cane. Eppure, mi perdo nella bellezza di questo inverno, che aspettavo sempre da bambina.
Si muove, dilania, non si scioglie.
Mi fa piegare le gambe in preda al freddo, è come se lo sentissi invadere il mio corpo: dalle steppe desolate delle mie gambe, fino alla città gelata della mia mente. Come Napoleone che tenta in tutti i modi di tenere in pugno la Russia.
Lo sento fischiare nelle mie orecchie, lo sento irradiarsi nei calzini bagnati quando piove, e a poco a poco, penetra nelle mie ossa, indebolendomi.
Le mani rugose, violacee, incastrate nelle tasche di cappotti. Sciarpe in cui mi attorciglio in modo da non far infreddolire il collo, il petto, le braccia: i tre punti più delicati per eccellenza, ci ho già sciolto tre scricchiolii.
Sì, fa un freddo cane. Un freddo così si è visto solo nel 2012, qui al Sud. Avevo rimosso le sciarpe di lana che pizzicano, le calzamaglie sfilate, i capelli che ti appiattiscono i capelli ma sono così caldi.
Fa un freddo cane. Eppure, mi perdo nella bellezza di questo inverno, che aspettavo sempre da bambina.
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