C'è questo ragazzo maledettamente attraente al mercatino dell'usato.
L'avrò visto sì e no cinque volte ed è da più di un mese che non mi capita di tornarci (zero euro, manco l'usato mi posso permettere adesso).
Sta alla cassa, credo. La volta in cui presi ben cinque mattoni di libri, tra cui il Canzoniere di Petrarca, mi chiese se volevo fare la tessera del mercatino. Rispondo sì, certo, gli do la carta d'identità e chiede a me e alla mia migliore amica se siamo del paese. Conversazione breve, piatta, nulla di particolare. Dopo quella volta ci sono andata diverse volte e tutte quelle volte adocchiavo un po' troppo la cassa e spesse volte anche lui si voltava a sorridere, forse per gentilezza o fermandosi a pensare: ''Ma sì, stronza, compra di tutto che ci campo coi tuoi soldi''.
Ultimamente mi è capitato di incrociarlo all'angolo, dove spesso passo a piedi, l'ho riconosciuto subito perché è basso. Ed è bello. Ed ha un bel sedere.
Fumava assorto, distribuiva i volantini e me ne porge uno. Mi dice ciao, come stai, qualche volta ripassa che ci sono tante altre cose, sei l'unica che viene per i libri.
Non ho idea di chi sia, di cosa faccia per vivere, di cosa voglia fare per vivere in futuro. So solo che lavora al mercatino dell'usato e che è tremendamente seducente.
Bassino, magro ma con le spalle larghe, capelli castano chiaro, occhi scuri, pelle abbronzata, culo bellissimo e barbetta un pochino accennata. Ricordo che portava degli anelli, anche un piccolo dilatatore all'orecchio. Qualche braccialetto ricordo di qualche bella estate e un viso troppo ma troppo carino.
Ci sbavo dietro come se fossi una tredicenne innamorata del cantante della sua band preferita.
Sono da ricoverare, lo so, ma lui è proprio da rapire e da portare con me in un mondo incantato fatto di sesso, amore, natura e cazzate hippy (con tutto il rispetto, siete strani ma ascoltate buona musica).
Non so quanto possa interessarvi, non so davvero quale sia l'utilità di ciò che ho pubblicato stasera ma mi andava di dirvelo che sono una pazza psicopatica.
''Odio gli indifferenti. Vivere vuol dire essere partigiani. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti.''
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martedì 23 agosto 2016
giovedì 12 novembre 2015
Maledetta fermata
E’ da un po’ di tempo che mi tengo occupata stalkerando un ragazzo che vedo ogni giorno alla fermata dell'autobus.
Credo che abbia attirato la mia attenzione perché ho la convincente impressione che i suoi comportamenti siano simili ai miei: è gentile, lo sento spesso dare il buongiorno a chiunque proprio come faccio io. Cammina con le mani nelle tasche della felpa e nella tasca del pantalone tiene sempre il cellulare al quale sono sempre collegati gli auricolari. E’ altissimo, troppo magro e porta sempre tute larghe necessariamente grige. Gli ho visto ai piedi le adidas superstar bianche e nere, come le ho io. Cammina con gli occhi fissi a terra e in un primo momento mi ha dato l'impressione di una persona triste. Qualche settimana fa ho visto la somiglianza più sconvolgente di tutte: quando cammina per il vicolo della fermata, abbastanza lontano dagli altri ragazzi che prendono il pullman per andare a scuola, sbuffa. Sbuffa, ha l'aria scocciata e imbronciata e spesso si stropiccia gli occhi e mi sembra tristissimo. Una tristezza che non ho mai visto negli occhi di nessuno. Superiamo il vicolo, si avvicina ai suoi amici e fa semplicemente ciò che faccio io coi miei amici: ostenta disinvoltura. Ecco cosa sottolinea la somiglianza tra di noi: entrambi facciamo finta che non ci sia niente di cui parlare e semplicemente ne parliamo con noi stessi. Credo che non si voglia molto bene e che, quasi sicuramente, cerchi il metodo giusto per non pensare a ciò che lo tormenta continuamente. C'era anche lui al corteo di martedì e l'ho visto rollare un bel razzo che aveva finito di fumare in nemmeno cinque minuti.
Mi ricorda tanto me.
Divoriamo ciò che ci fa male in modo da convincerci di potere tutto. Farmi le canne, così come per me e così come per lui, credo sia l'unica cosa che mi dà il potere di decidere per me: è un quarto d'ora, se ti va bene, di incoscienza e spensieratezza che ti libera da qualsiasi preoccupazione e da qualsiasi malessere psicologico. Rientri in te, diventi padrone dei tuoi cazzo di pensieri e sai giostrarli come cazzo vuoi.
Mi ricorda troppo me.
E’ come se vedessi me stessa in una versione maschile, molto più alta e molto più magra. E’ quasi assurdo.
Oggi però la sorte non si è accontentata di vederci a due metri distanti.
Oggi si può dire che ci siamo tecnicamente presentati, ecco.
Stamattina non ero in ritardo ma lui sì. Ero sul marciapiede destro e d'improvviso me lo trovo davanti. Salto dalla paura esclamando col fiato corto:“Madonna!”.
Mi sono casualmente “difesa” mettendogli una mano all'altezza degli occhi e lui mi ha abbassato la mano non simulando alcuna espressione. Gli ho poi chiesto scusa ma non sono riuscita a sentire nessuna replica, dato che tra l'altro avevo gli auricolari con la musica ad alto volume e non capivo un cazzo.
Quel contatto mi ha quasi imbarazzata, di fatti subito dopo il piccolo incidente ho continuato a camminare dritta e rigida più che mai.
Non mi sono voltata per vedere se magari anche lui si voltasse. Non ho più tolto gli auricolari per tutto il cammino perché non c'era più nulla che meritasse la mia attenzione.
Lui mi ha preso per il polso, ha probabilmente sentito l'odore del mio profumo e sa, adesso, di che colore sono i miei occhi (anche se, riflettendoci, chi mi dice che sia così interessante sapere queste cose così ridicole su una persona di cui non si conosce neppure il nome?).
Io, invece, so meno di niente.
Non so se avesse o meno gli auricolari, non so se magari aveva detto qualcosa, non so che pensa adesso, non so se le pippe mentali se le fa pure lui così come me le faccio io.
So solo che mi incuriosisce fin troppo e che pagherei in contanti per sapere anche solo come si chiama.
Può un incontro del genere condizionarti così tanto?!
Credo che abbia attirato la mia attenzione perché ho la convincente impressione che i suoi comportamenti siano simili ai miei: è gentile, lo sento spesso dare il buongiorno a chiunque proprio come faccio io. Cammina con le mani nelle tasche della felpa e nella tasca del pantalone tiene sempre il cellulare al quale sono sempre collegati gli auricolari. E’ altissimo, troppo magro e porta sempre tute larghe necessariamente grige. Gli ho visto ai piedi le adidas superstar bianche e nere, come le ho io. Cammina con gli occhi fissi a terra e in un primo momento mi ha dato l'impressione di una persona triste. Qualche settimana fa ho visto la somiglianza più sconvolgente di tutte: quando cammina per il vicolo della fermata, abbastanza lontano dagli altri ragazzi che prendono il pullman per andare a scuola, sbuffa. Sbuffa, ha l'aria scocciata e imbronciata e spesso si stropiccia gli occhi e mi sembra tristissimo. Una tristezza che non ho mai visto negli occhi di nessuno. Superiamo il vicolo, si avvicina ai suoi amici e fa semplicemente ciò che faccio io coi miei amici: ostenta disinvoltura. Ecco cosa sottolinea la somiglianza tra di noi: entrambi facciamo finta che non ci sia niente di cui parlare e semplicemente ne parliamo con noi stessi. Credo che non si voglia molto bene e che, quasi sicuramente, cerchi il metodo giusto per non pensare a ciò che lo tormenta continuamente. C'era anche lui al corteo di martedì e l'ho visto rollare un bel razzo che aveva finito di fumare in nemmeno cinque minuti.
Mi ricorda tanto me.
Divoriamo ciò che ci fa male in modo da convincerci di potere tutto. Farmi le canne, così come per me e così come per lui, credo sia l'unica cosa che mi dà il potere di decidere per me: è un quarto d'ora, se ti va bene, di incoscienza e spensieratezza che ti libera da qualsiasi preoccupazione e da qualsiasi malessere psicologico. Rientri in te, diventi padrone dei tuoi cazzo di pensieri e sai giostrarli come cazzo vuoi.
Mi ricorda troppo me.
E’ come se vedessi me stessa in una versione maschile, molto più alta e molto più magra. E’ quasi assurdo.
Oggi però la sorte non si è accontentata di vederci a due metri distanti.
Oggi si può dire che ci siamo tecnicamente presentati, ecco.
Stamattina non ero in ritardo ma lui sì. Ero sul marciapiede destro e d'improvviso me lo trovo davanti. Salto dalla paura esclamando col fiato corto:“Madonna!”.
Mi sono casualmente “difesa” mettendogli una mano all'altezza degli occhi e lui mi ha abbassato la mano non simulando alcuna espressione. Gli ho poi chiesto scusa ma non sono riuscita a sentire nessuna replica, dato che tra l'altro avevo gli auricolari con la musica ad alto volume e non capivo un cazzo.
Quel contatto mi ha quasi imbarazzata, di fatti subito dopo il piccolo incidente ho continuato a camminare dritta e rigida più che mai.
Non mi sono voltata per vedere se magari anche lui si voltasse. Non ho più tolto gli auricolari per tutto il cammino perché non c'era più nulla che meritasse la mia attenzione.
Lui mi ha preso per il polso, ha probabilmente sentito l'odore del mio profumo e sa, adesso, di che colore sono i miei occhi (anche se, riflettendoci, chi mi dice che sia così interessante sapere queste cose così ridicole su una persona di cui non si conosce neppure il nome?).
Io, invece, so meno di niente.
Non so se avesse o meno gli auricolari, non so se magari aveva detto qualcosa, non so che pensa adesso, non so se le pippe mentali se le fa pure lui così come me le faccio io.
So solo che mi incuriosisce fin troppo e che pagherei in contanti per sapere anche solo come si chiama.
Può un incontro del genere condizionarti così tanto?!
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