lunedì 22 maggio 2017

Me per tre

Mi vedi fiorita dall'altro lato della strada
osservi me.
Osservi e pensi, che forse non ero solo erbaccia.

mercoledì 17 maggio 2017

Con la bocca sull'orecchio, non chiamare il mio nome

Ondulano i miei capelli sul tuo viso
e le tue mani lasciano scie di freddo sulla mia schiena
nuda, spoglia, inconsapevole dei tuoi pugnali.
Pensavo mi spingessi contro di te
contro la tua bocca, contro i tuoi baci;
pensavo mi volessi
ed era solo un modo per accoltellare in pieno,
nel punto giusto, qui. A metà schiena
a metà del mio esistere, a metà dell'istinto di difendermi.
E mentre piangevano le mie dita sul tuo viso e la mia bocca sulla tua
intanto scorreva, scorreva giù per il mio corpo, sangue rosso nero
e a me mancava la paura, mancava l'allarme
mancava il dissenso, il mio assenso
la mia coscienza.
Un punto all'amplesso, e mi mordo la guancia.
Se non ti senti amato il sesso non conta niente.

sabato 13 maggio 2017

E' una cascata di parole


E’ una cascata di parole.

Scorrono nella tua mente e sta a te afferrarle e bagnartene le mani.
E’ un flebile suono che ti accarezza delicatamente le orecchie mentre, ad occhi chiusi, lasci le mani in balia dell’acqua che purifica, si trascina via l’asprezza della forma delle tue vene che pulsano ancora sotto i polsi.
Le parole s’infrangono sul tuo corpo e penetrano a poco a poco, centimetro in centimetro, e dentro te? Quiete.

venerdì 12 maggio 2017

Mi scuso con me stesso perché questo rende grandi



Maggio.
L'afa, le improvvise vampate di calore, l'improvviso rabbuiarsi delle nuvole che mai son state così irrequiete il mese di maggio.
La festa della mamma, le rose sbocciate che tempestano i balconi degli stretti quartieri che vedono passare bambini coi supersantos, anziani a braccetto con le loro nipoti, mamme che tengono per mano i bambini con la voglia di correre, urlare, giocare.
E' così diverso dall'inverno. A febbraio c'ero solo io, qui, sulla panchina. E questo affollarsi di rumore, di colore, di vita, mi costringe a risvegliarmi, a destarmi, dal margine di malinconia in cui precipito quando mi sento sola.
A volte mi sembra un pugno nell'occhio, questa mia tristezza patologica. E' quasi come se fosse un livido che si espande ogni giorno di più, in ogni centimetro in più. E quando meno me ne accorgo, spunta fuori, e mi si dice:''Ma cosa c'è? Che hai?'', e mi costringo scoprirmi e non dovrei, perché i lividi destano la curiosità di chi non li conosce, o di chi non li ha avuti scuri come i tuoi.
- Ma ti fa male? Come te lo sei fatta?
E toccano, premono le dita sulla macchiolina viola, sanno qual è il punto debole, lo scoprono, sapranno dove toccare, dove farti male.
E' uno sconforto dalle dimensioni oceaniche, è tutto un concatenarsi di canzoni, parole, poesie, di penna sul foglio e vorticosi graffi inutili su una tabula bianca, rasa, che soffre la franchezza di un vuoto di parole. Come se dicesse:''Fa come vuoi, fa ciò che vuoi, cuoricini, rombi, cubi, linee e disegnini, ma non scriverai. Non ci riuscirai''.
Ma qualcosa è cambiato, perché i miei occhi non mi ripetono:''Sei banale'', ma mi dicono e sussurrano:''C'è qualcosa in te che va scoperto, che va mostrato, anche se non sai di cosa si tratti. E finché non ci riuscirai, sarai banale''.


''Mi scuso con me stesso
perché questo rende grandi.
Non certo la barba, né arrivare a diciott'anni.
Tra drammi e gioie, sulla pelle ho alcuni danni
ma nel cuore porto tagli che non vogliono cicatrizzarsi.''

sabato 29 aprile 2017

Dislocazione

666, il numero di satana
l'ossessione del mese di aprile,
sei, sei, sei, sei sufficiente,
l'assassinio dei miei sensi
la gloria della mia intelligenza,
il simbolismo del mio ingegno
l'esulto del mio impegno, il momento del felice 6.

mercoledì 26 aprile 2017

Veloce, veloce

La fugacità del tempo.
Presto, presto, presto. Devo fare presto.
E’ tardi, è tardi, è tardi. Non posso fare più niente.
La nostra vita è in totale funzione del tempo che passa, della sabbia che scorre nella clessidra e a volte crediamo di poterlo sopraffare. Crediamo di essere più veloci di lui e intanto il tempo passa e il treno parte, il tempo passa e ho perso il treno. Crediamo di poter prendere in giro il tempo e intanto lui gode. Gode!
‘’E’ tardi, è tardi, è tardi’’ e ride beffardo, maligno, perché sa di essere l’unica mano a giostrare la nostra vita. E più ci disperiamo di lui, più si gonfia il suo ego; più tentiamo indifferenza, più s’impunta e ci castiga. Non si può restare invisibili; il tempo passa e spazza via tutto quello che abbiamo: emozioni, possessi, tempo di, tempo per.

venerdì 21 aprile 2017

Brutto sogno

''E daije mille compless
comme sì già nun ne teness
ce stanno minut ca’ nun pens
e parlà sul che tennent’s.''
D'impulso.
Una strofa di getto, vorrei scrivere. Come le canzoni che ascolto, veloci, concise, cantate con la rabbia di chi ha qualcosa da dire e te lo dice senza sosta, con impeto, con trasporto, con l'aria di chi ti dice tutto, subito, senza ''censura'', senza gentilezze, in tre/quattro minuti.
Vorrei scrivere così, vorrei cantare anch'io così, senza fermarmi e chiudermi nel mio silenzio che seppure non sia fastidioso, non mi si addice.
In questo periodo mi manca trasporto. Non scrivo con trasporto, non studio con trasporto, non parlo con trasporto, ho i sensi appiattiti. L'unica cosa che mi trasporta con un minimo di interesse sei tu.
Sto commettendo un errore, ne son consapevole, ed ogni volta che apro gli occhi, chiudo il rubinetto dell'acqua, smetto di fantasticare, mi dico ''fermati, arrestati finché sei in tempo''.
Vorrei davvero che la realtà in cui ritaglio il mio ruolo di figlia, studentessa, amica, ragazza per i corridoi, sconosciuta per il centro commerciale, possa colmare questa necessità che ho di attenzioni.
Io non ho più niente da dire. Si è appiattita la mia vena critica, si è appiattito il mio credere in positivo o in negativo (semplicemente, non credo, vado a tentoni senza pormi problemi), si è appiattito il mio appagare me stessa nella presenza degli altri, si è appiattito il mio contare su chi mi sta attorno. Non patisco assenze.
Non ho più niente da dire. Impossibile? Magari sì. Sicuramente sì. Ma ciò che ho da dire non voglio dirlo, mi è inutile, mi è difficile e non mi gratifica.
A gratificarmi è l'idea di ascoltare, e non di essere ascoltata.
Sei così complicato, un passo avanti e cento indietro, un sotterfugio per colpirmi e due per ritirarti.
So che non succederà niente tra di noi, mi godo il momento, ''usufruisco'' di questo momento per non annegare nella totale noia di questo periodo.
Questo è ciò che mi dico, per difendermi dall'altro lato di me.
Aprile è sempre il mese più brutto dell'anno. E' sempre il mese in cui sono più apatica, arrabbiata, odiosa, silenziosa, avvelenata e sfortunata.
Bello vero? Cento righe di niente.
''Non ho niente da dire'', ma quando? Ma come? Perché mi prendo in giro?
Non so più scrivere.

domenica 16 aprile 2017

Vaffanculo

Sola.
Mi sento sola come se fossi l'unico essere vivente sulla faccia della terra.
Mi sento tradita, mi sento tradita come se fossi stata io a tradirmi. Ma il peggio è che non posso punirmi per una cosa inflittami da altri.
Il peggio del sentirsi traditi è il non poter dare la colpa a se stessi. Perché se la colpe fosse mia, mi taglierei le vene, mi strapperei gli occhi, mi prenderei a morsi la testa. Quando è un'altra mano a farti male devi stare fermo: fermo perché è intrinseco quel minimo di rispetto per se stessi. Trabocchi, piangi, ti viene da urlare e trattieni non il fare male a te stesso ma il fare male a chi ti ha fatto male.
Mi sento tradita. Infamata. Incompresa. Derisa.
Come se fossi io l'unica persona capace di comprendere il mio punto di vista. E mi farei in mille pezzi, perché voglio solo scomparire. Scomparire e non sentire né chi parla, né chi risponde, né chi sussurra.
Abbandono le imprese disperate, abbandono i casi disperati, abbandono chi non sa sacrificarsi una sola volta per me. Chi non c'è mai quando alzo dito, chi mi scarica addosso tutto quello in cui mi tengo fuori a forza.
In ogni caso, tu vai avanti ed io sono fiero di me. E certe cose tu prova solo a ripeterle.
Le tue promesse camuffate da minacce, se sei un amico vero ora vieni a dirmele in faccia.

E' finito il tempo delle belle poesie

In realtà
non ho più parole per dire quanto male mi fate.
Perché mi sembra così piccola la mia calligrafia
così piccole le parole che uso
così piccolo il mio modo di esprimermi
da non essere in grado neppure di dimostrare un quarto del male che sento
quando mi parlate
quando ridete
quando fate cose e fingete cose.
Non c'è parola che riassuma, né due, né tre,
che possano darmi il senso di pienezza nel dire
''sì, l'ho detto''.
A passo a passo tutto cade
sono pronta.
Sono pronta per contare solo su me stessa
sono pronta per contare anche sulle scontate cose che mi ritrovo a scrivere.
Non conterò su di voi, né su chiunque.
E così come nella storia
le rivoluzioni diventano oppressioni
i vinti saranno vincitori
e gli eventi sono ciclici concatenati tra loro
con la facoltà di tornare sempre ad un unico elemento innescante
così io mi sento nel sentirmi sempre allo stesso modo.
Come due mesi fa, come quattro anni fa.
Io non cambio mai.
E neppure voi.

giovedì 6 aprile 2017

Artrite

Dai una caramella a un bambino
o dai dell'acqua a un pesce
o dai dei sogni a un ragazzo
o dai una penna a un poeta
ti sorrideranno come se quell'attimo fosse l'ultimo
come se fosse l'ultimo scalino prima del salto.
Dai una margherita a una mamma
o dai il braccio a una donna anziana
e ti baceranno come se fosse l'unico modo di dire grazie.
Dammi un unico motivo per non perdere il senno
o dammi un'unica ragione per non lasciarmi andare
o dimmi solo il motivo per cui non dovrei lasciare tutto
cadere ai miei piedi.
Presterei ascolto.

mercoledì 5 aprile 2017

Ninna Nanna



Tu, tu, tu
se tu fossi una chitarra ...
Ti porrei adagio sulle mie cosce per accarezzare le corde del tuo cuore
e farne melodia.
Se tu fossi un neonato
ti dondolerei tra le mie braccia, carezzandoti gli occhi tirati dal pianto.
Tu, tu, tu
Se tu non fossi tu, se io non fossi io
saresti col mento sulla mia spalla, le labbra sulla mia anima
circondati nella vastità di noi.

lunedì 3 aprile 2017

Pesce d'aprile (?)

Nella mia mente è tutto idillio.
E questo mio tendere all'idealizzazione di qualunque cosa fa sì che i miei ricordi siano plasmati di fittizia realtà.
E' stato idillio la mia prima volta, è idillio il rapporto tra me e mio padre, è idilliaca anche la mia sessualità, è idilliaca la mia infanzia e le cose che sono successe quando sono stata solo una bambina.
A volte mi sembra di avere un remoto ricordo di qual è stato il mio vero passato. E sulla mia mente a volte soffiano dei flashback che mi fanno sussultare, proprio così, sussulto. Chiudo istintivamente gli occhi e scrollo di dosso il brivido della consapevolezza.
- ''Che c'è?''
- ''Un brivido di freddo''.
Mi passano davanti agli occhi delle immagini, come se fosse un film, ma come se non fosse il mio. E' mera immagine: non sono io, non mi è nulla familiare, non c'è nulla che mi faccia dire ''Io me lo ricordo''. E' quel brivido a farmi pensare che sia successo a me, che l'abbia fatto io.
In questi momenti mi sento come se avessi la mente vuota, come se la mia mente fosse solo un grosso scatolo vuoto che sembra pesante solo perché poggio tante piccole e finte considerazioni sul coperchio.
Tutti i miei ricordi sono stati manomessi, è tutto artificiale, nulla come è realmente. Ma tutto passa alla dogana. Al mio modo di vivere, va bene così.
I miei sogni, i miei sussulti, i miei disturbi, sanno cosa non ho mai rivelato a nessuno; ma io scrivo, cancello, brucio, è artificiale anche questo che sto scrivendo.

venerdì 24 marzo 2017

Tu che ne sai

Che manca?
Manca la prova, la dimostrazione, la sicurezza che faccia dire ''adesso capisco''. Il periodo che completa il senso dell'azione, il verbo della principale introvabile nelle versioni di Cicerone.
Manca l'atto finale, un nome a questa cosa, un nome a come mi sento io.

domenica 19 marzo 2017

Corre, pcché ten che ffà



Ho fatto docce lunghe ore, ho consumato quintali di trucco per rivendere un corpo che non ti piaceva, per coprire i segni del tuo molestare il mio modo d'essere, ho cancellato i tuoi segni dal mio corpo ed ho cancellato la tua voce, la mia voce, dalla mia testa ed ho fatto di testa mia. Ho sempre fatto di testa mia.
Ed ogni volta che tornavo a casa, mi svestivo di ciò che mi svestiva dall'essere viva e mi lavavo il viso, tu mi ripetevi sempre:''te l'avevo detto, io te lo avevo detto''.
Me lo avevi detto. Ma quando? Come? Il tuo modo di parlare è verbale, segnaletico, simbolico, sensitivo o semplicemente finto? Me lo avevi detto? Ed è possibile che io non riesca a sentire te, che sei parte di me, che sei in me, che sei me, in tutto questo diabolico silenzio? E' possibile che io riesca a perdere il mio istinto ogni volta?
Cerco scuse al mio vendermi come carne al macello, a chi mi parla non rispondo, perché non so che dire, perché è patetico parlare, e tu ti fai all'improvviso vivo e sai solo dirmi ''te l'avevo detto''.
Te l'avevo detto. Te l'avevo detto.

martedì 14 marzo 2017

Il filo di Arianna



La luna accarezza la testa mia che sospirando si volta
verso te che mi chiami; è un grido che stringe allo stomaco.
Ci sarai tu al posto mio, con la luna a fissarti il capo
e a girarti quando la voce di altri ti griderà di restare.
E lì capirai, e lì capirai che non ho urlato di rimando alla tua voce
perché quando il pendio è traversato, quando il corpo ha sudato
quando la voce diventa flebile ed è solo sussurrio in cima al cammino
non si ha il coraggio di urlare. Solo di andare.

martedì 7 marzo 2017

ogni viaggio inizia sempre con un passo

E' passato.
E' solo un attimo.
Un attimo in cui divampi.
E dici:''Io vorrei solo non essere mai esistita, tutto qua. Mi metterei sulla sedia elettrica perché non ce la faccio più''.
Un attimo che passa come passano le nuvole a marzo, un attimo che passa come passa la pioggia, un attimo che passa come passano i giorni, le settimane, i mesi in cui fai finta di non essere te e alla fine quel lato di te, scoppia, e ti fa stare male il doppio.
Ecco, a che è servito questo mese? Ad illudermi di poter brillare? Brillare come? Non è servito a niente.
E' servito a distrarre la mia mente ed annerirmi quando ho abbassato le difese, quando ho riposato e mi sono appisolata. Quando meno lo credevo.
Ma è un attimo, giuro, è un attimo. Un attimo che ti sembra di dover cambiare, che ti sembra di star facendo tutto male, un attimo in cui mandi a 'fanculo tutto quello che segni sull'agenda, poi tutto diventa normale. Normale come sempre, normale come al solito.
E che cambia? Che è cambiato? Niente, non cambia mai niente.
E come posso cambiare, io?
E' stato un attimo, l'attimo in cui sbarri gli occhi e stringi i pugni, poi l'attimo passa.
E quando è passato, mi hai scritto:''Ti odio quando dici così''.
Sì, mi odio anche io.
Forse dovreste smettere di leggermi. Forse dovreste scordarvi di me.
Non mi leggere più.

domenica 5 marzo 2017

Sto coi piedi a terra e il cuore sulle nuvole

La superstizione arriva a tal punto da non farmi parlare per paura del malocchio.
Lo dice anche Hemingway, le cose belle a dirle non succedono mai.
E quindi, non mi permetto neppure di scriverle, perché scriverle significherebbe dirle per farsi ascoltare.
Lo dirò quando la cosa bella ce l'ho tra le mani e non è solo frutto della mia speranza.

lunedì 20 febbraio 2017

Patetica confessione di un giorno come tanti


Se adesso tu te ne vai ...
suonano nelle mie orecchie queste parole.
Non ritornare mai, -ai, -ai
mai, -ai, -ai.
Te lo scrivo in corsivo su un foglio bianco latte
come fosse una dedica su un biglietto d'auguri
da mettere nella cassetta della posta di casa tua
nel quartiere in cui più non vivi.
Adesso che tu te ne vai
lasciandomi coi miei guai, non mi cercare mai
mai, mai
metti un punto sul mio cuore e posa l'ago e il filo.
Lasciami qui a cantare
e ad intonare le parole che non vuoi sentire.

domenica 19 febbraio 2017

End up here



Sono inquieta, ma di un'inquietudine oramai rassegnata. Come se già sapessi ciò che viene dopo, ciò che viene dopo che qualcuno, soprattutto se questo qualcuno sei tu, scopre il mio punto debole.
Il mio punto debole è lei. La gelosia che mi arriccia i capelli quando ti guarda, quando ti guarda come se volesse scoparti; la gelosia che mi fa saltare l'anima di venti metri più in alto, anche se cosciente di dover cadere, o a furia d'aspettare o a furia del tuo tenermi accesa al buio senza né chiedermi di spegnermi e né chiedermi di rimanere accesa.
Sono inquieta perché più ti guardo e più mi convinco del fatto che a te non interessi un bel nulla, perché di fatti, a te non t'interessa di me. Ti interesserebbe se, solo se e soltanto se, tu fossi in completo abbandono. Solo se e soltanto se, non ci fosse nessuno se non me.
Sento questo. Sento di venire dopo lei, che tu ammetta o non ammetta ti attrae e non puoi fare a meno di rispondere al suo richiamo di zoccola in calore, e dopo l'altra lei, che tu voglia dirmelo o no, ti parla come se voi stesse ancora insieme, come se non fosse cambiato nulla dall'estate, come se non fosse cambiato nulla tra me e te.
Che poi, cos'è cambiato tra me e te? E' cambiata una tua consapevolezza, sai di avere un altro stupido cagnolino che ti scodinzola dietro. E cos'è cambiato in me? E' cambiato il mio stato d'animo: vi osservo, la sento io stessa, quella forza che vi attrae l'un l'altro; vi osservo, mi struggo, ti vorrei uccidere. E vorrei uccidere me, che non mi tengo fuori da niente, che non mi interessa di niente pur di guardarti accanto a me, a un centimetro da me.
Slegami. Slegami e vai via da me.

venerdì 10 febbraio 2017

Poco più di niente

Avete mai l'incontenibile voglia di urlare perché? Ed avete mai l'irrefrenabile pulsazione di prendere le persone e giocarci come se fossero delle palle da basket?
Pensate mai che qualunque cosa voi scriviate, sia una cazzata?
Non ho facoltà di dire, di fare, di scrivere o di far ordine nei miei pensieri. Come i morti che solo prima di morire confessano il loro esser nati in cattività, cosí io aspetto il momento giusto, che non riconosco e che mi passa davanti agli occhi mentre penso ad altro.
É un processo che parte e finisce nella nostra mente, ma solo se si ha la volontà di farlo.
Non puoi scrivere se non puoi pensare, non puoi pensare se non vuoi capire.
Quando non dialoghi con te stesso hai la necessità di dialogare con chiunque abbia lingua, voce, labbra per parlare. Diventa un pretesto per provocare e sentirti distratto da te stesso.
Porgi la mano alle persone non perché tu voglia aiutare o essere aiutato, ma perché hai bisogno di un calore che ti manca, un calore che sia in grado di dissipare il tuo incessante pensiero di te.
Provochi, fai la stupida, fai la stronza, nel senso più innocente e nel senso opposto (quanto meno innocente possa essere inteso) e vuoi che gli altri ti parlino perché a te non va né di prendere iniziativa e né di rifiutare iniziative.
Diventa tutto un piano della mente che ha per unico obiettivo il nasconderti da te stesso.
Diventano gli altri padroni di te, i tuoi comportamenti diventano gli unici segni impercettibili della tua disfunzione e mi dispiace di aver detto di stare bene con me stessa, di piacere ai miei occhi mentre mi guardo allo specchio.
Era tutto un modo per coprire il fatto che odio me stessa ma mi piace l'idea che gli altri possano amare me, il mio corpo, il mio modo di essere. Era tutto un modo per coprire il fatto che sono l'oggetto della discreta contemplazione ma non la protagonista stessa della vicenda.
Si tratta di me, del mio corpo, della mia immagine ma lo vivo in terza persona.
Ed, ovviamente, questo é un modo come un altro per parlare di me come se fossi una che vedo tutti i giorni mentre porta il cane a fare passeggiate.
Ed, ovviamente, questo come tutti i post di questi due mesi, non segue un filo logico e non vale poco più di niente.