mercoledì 16 agosto 2017

R

R

Una volta mi dedicasti una canzone di Lorenzo Fragola.
Non l'ascoltai nemmeno, tanto che ero esaltata dal fatto che tu mi avessi dedicato una canzone.
Forse era quello l'unico appello di cui non ho colto l'allarme.
E adesso, mi costringo in canzoni di cui odi il genere musicale e che ti dedico con tutta la mia forza del pensiero, sperando che ci sia una qualunque forza diversa dalla mia a suggerirti il mio nome. E a ricordarti di me.

lunedì 14 agosto 2017

Tu t'è scurdat e' me



Ho sempre camminato per strada fissando negli occhi chi passava.
Ed ogni volta, ho sempre camminato per quelle strade ricordandomi di ogni paio di occhi
che ho incontrato.
Ho impresso nella mia mente voci, portamenti, andature
come se la mia mente fotografasse tutto ciò che vivo.
Nella mia mente ti ho disegnato così bene da vederti riflesso ogni volta
avvinghiato alle mie spalle, con una mano che solletica il collo
mentre mi guardo allo specchio. 
Sei così vivo dentro me che a volte mi sembra di vedere i cerchi di fumi
che facevi prima di passarmela. E in silenzio, fingo di non sentirti così vicino.
Vorrei che si spegnesse la fiamma che mi tiene calore in tutto questo fare e in tutto questo dire
perché a volte mi giro di scatto riconoscendo la tua voce
senza mai pensare che tu t'è scurdat 'e me.

domenica 6 agosto 2017

Al buio, cerco, ad occhi chiusi


Ieri notte mi è crollato l'ultimo briciolo di calore addosso
è stato un masso venuto giù per niente.
Ha fatto un grosso tonfo e ha sparso la mia stanza e la mia casa di faccende vecchie
arcaiche, protagoniste della vita dei mostri nei nostri armadi.
Ieri notte mi è crollato l'ultimo briciolo di vivo addosso
è stato ... pesante. Mi ha inciso tagli che pur di non vedere deciderò di scuoiarmi viva la pelle.
Ieri notte mi è crollato l'ultimo appiglio di speranza addosso
mi ha spiaccicato la testa, mi ha sfracellato il cuore. Mi ha fatto così male da farmi piangere l'intera notte
da farmi spezzare in due la vena su cui avrei voluto incidere un augurio per domani.
Si è spaccato in due l'ultimo ologramma, ricordo di chi sono.
Non sono più.
Non esisto più.
Esiste il mio cercare i pezzi di me caduti per sbaglio nel posto vuoto in cui faccio entrare chiunque
pur di non pensare che è vuoto.
Non sono niente.
Non rimane che un taglio, che mi ha fatto venire paura di morire
non rimane che la mia voce, che mi grida puttana
non rimane che la mia voce, che cerca aiuto a bocca chiusa.

venerdì 28 luglio 2017

Non ero l'unica per te

I miei demoni cavalcano i miei pensieri
si anneriscono i miei occhi, si stringono le dita su loro stesse
corrugo la mia fronte, le mie labbra schiuse, ghigno.
L'aria che tira mi fa afferrare una pistola
carica delle stronzate a cui non ho mai replicato.
Siamo io e te, nel parcheggio in cui ti scuoierò la pelle.
In cui ti squarcerò la gola.
Tu non mi meriti.
E le tue spalle che si voltano, spavalde
e la tua faccia che si gira mentre ti fisso aspettando che mi parli
contano più delle tue tante parole.
Vali zero.
Mi hai atterrita
e non ti sei preoccupato di come avrei fatto a rialzarmi.

sabato 22 luglio 2017

Alla fine li ho tagliati



E alla fine? Alla fine li ho tagliati.
Senza dire niente a nessuno, un giorno sono corsa dalla parrucchiera e li ho tagliati. Corti, cortissimi.
E le mie spalle si sono scrollate i dissapori, le tristezze, quelle mani il cui tocco voglio cancellare dalla mia memoria.
Voglio essere una persona diversa. Qualcuno che nessuno potrà riconoscere.
Voglio essere nuova.
Voglio rinascere in un nuovo corpo, in un nuovo modo di essere, in un altro nome.
Voglio cancellare ciò che sono. Perché adesso, proprio adesso, mi sembra di vivere a metà: a metà tra l'essere me e a metà tra il vivere la vita di un'altra persona.

giovedì 20 luglio 2017

Ti ho portato solo rose nere



Ho avuto i polsi bruciati
e nessuno ha chiesto quale fosse l'estintore.
Ma a chi brucia non si chiede come spegnere ciò che divampa
a chi brucia si chiede di bruciare.
Bruciare, scaricare, devastare
ma poi farsi stringere e fare ordine.
Vorrei sentirmelo dire,
facciamo ordine.

mercoledì 19 luglio 2017

check out



Torno coi piedi per terra.
Si prosciuga la mia mente, torno disillusa
sulla strada di casa.
Il viaggio è finito.

Erano belle le nuvole, quand'ero bambina pensavo che fossero grandi cuscini
di zucchero filato, appiccicosi al tatto
e invece, è solo aria. Aria bianca che scompare agitando una mano.
Non è vero che gli stormi si adagiano sulle nuvole e riposano le ali
gli uccelli si perdono e si cercano, cinguettano funesti
ma poi si guardano indietro
e scampato il pericolo, accantonano il ricordo di ciò che è perso.
Disillusi dalle altre mille nuvole che li hanno inghiottiti.

E' così con te.
Sei tu la mia nuvola. 

martedì 18 luglio 2017

Levi's

io che c'ho solo guai dentro le tasche dei miei levi's
vorrei rubare i desideri a fontana di trevi
abbiamo lo stesso sangue, no, non serve che mi spieghi
te dimmi dove sei mi faccio tutta roma a piedi


ma tanto tutto passa
passa questo casino in camera mia
passa l'odore di chiuso, l'odore di morto
passa il mio vizio di fumare e di perdere sempre la cognizione del tempo
ma tanto tutto passa
forse dovrei cambiare aria, prendere il primo volo alitalia
ma poi mi guardo allo specchio
poi guardo le cartacce in giro per la scrivania
le carte delle merendine che mangio e rimangio
la cenere della mia voglia di stare tra la gente
e torno a letto
la stessa canzone messa e rimessa all'infinito
vomiterei tutto l'eccesso che ho accumulato nel pozzo del mio stomaco
tutto quello che ho mangiato, tutti i groppi in gola che ho buttato giù
tutte le parole che mi sono mangiata parlando con chi sputtana la mia logistica
tenetevi la vostra cazzo di poetica

- V di vaffanculo

martedì 4 luglio 2017

routine del cazzo

Queste giornate passano tutte nello stesso modo.
Mi alzo frequentemente per poi tornare a dormire dalle sette alle nove, in modo da controllare se mia sorella dorme oppure no.
Mi alzo, accendo la tv, metto il latte nel pentolino odiando il fatto che poi lo devo lavare, butto giù dei cereali, controllo il cellulare, e faccio su e giù dal divano al balcone. Fumo e bevo caffè, fumo e bevo caffè.
Sistemo la mia stanza, mia sorella si sveglia e faccio lo stesso: metto il latte nel pentolino odiando il fatto che poi lo devo lavare, butta giù dei biscotti, la lavo, l'asciugo e si mette al computer a vedere qualche film disney.
Sistemo la cucina, controllo il cellulare, pianifico cosa fare nel pomeriggio.
Aspetto che mamma torni, quando torna mia madre pranziamo, poi mi faccio una doccia, poi mi asciugo e aspetto che si facciano le cinque e mezza.
Alle cinque e mezza mi aspettano a scuola guida: un'altra guida penosa, un'altra guida andata male, sarà la prossima.
Torno a casa, mi cambio, scendo.
Auricolari, scarpe da ginnastica, faccio due passi, una corsetta, qualunque cosa pur di far qualcosa.
Torno a casa, mi lavo, ceno, mi metto sul letto.
Scrivo qualcosa, faccio finta di scrivere qualcosa, a mezzanotte crollo.
Dormo, beatamente, poi mi alzo dalle sette alle nove per vedere se è sveglia.
Queste giornata passano tutte nello stesso modo e non vedo l'ora che passino tutte.

domenica 2 luglio 2017

armonia e caos

(non ho le palle di rileggere)

Sono giorni, giorni tremendi. Giorni in cui non tollero la mia voce che si muove dentro di me per parlare con gli altri.Giorni in cui non tollero la presenza di nessuno.
Certe volte, improvvisamente, mi estraneo. Mi tiro fuori dalla realtà. Certe volte, improvvisamente cambio.
Mi trasformo in una persona che ho conosciuto tempo fa, quando credevo che non esistere mi avrebbe aiutato a non soffrire più di tanto. Mi trasformo in una persona con cui ho smesso di avere a che fare da un po'. Non ho più dimestichezza con questo lato di me stessa che odio, odio profondamente, eppure è necessario, per come mi sento adesso.
Non sbuffo, sospiro. Non parlo, ma neppure gesticolo, mi esprimo con gli occhi, mi faccio capire.
Non mi va di parlare. Non mi va di ridere. Non mi va di stare con gli altri, perché non c'è un minuto in cui non mi risulti difficile seguire certi discorsi. Perdo il filo, inciampo sui miei pensieri, e ppuff ... non penso più a niente. Un minuto prima nella mia mente il putiferio, un minuto dopo non c'è nulla che sappia dire. Me le hanno dette di tutti i colori.
Non sai mai che dire, è sempre tutto a posto, non ci dobbiamo mai preoccupare, non c'è nulla che non va. Mi dicono che so dire questo. E io lo odio perché non sono scuse, è solo quello che c'è nella mia mente quando gli altri mi parlano: niente. Vado in crisi. Non so che dire, ma non lo recepisco come un problema, non lo avverto come un qualcosa di ''pericoloso''. Diventa un problema per me quando gli altri mi pongono la questione come un problema, ma non tanto per la cosa in sé, ma perché è un problema che gli altri pensino che io sia un problema. Perciò non si devono preoccupare, perché se si preoccupano per me è solo più difficile, è solo più impegnativo sopportarlo. Non c'è nulla che non va, sì, questa è una bugia.
E' una bugia perché non è vero che non c'è nulla che non va. Mi sento strana, ho l'assillante preoccupazione che questo senso di strano permanga per me molto tempo ancora.
Rido, esco, socializzo, faccio la simpatica, trucco, tacchi, orecchini super giganti, ego pompato e sicurezza che tramuta in sicurezza nei gesti, nei movimenti, negli atteggiamenti. Rimorchio, mi faccio corteggiare, esco, rido, ballo, bevo, sembra che tutto vada come deve andare. Mi svago e sto bene. Poi dopo pochi giorni, dopo poche ore, dopo poche settimane, qualcosa torna a turbarmi.
Senza motivo. Senza causa. Senza accidente che venga a interrompere il mio buonumore. Senza un lampo o tuono che annunci il temporale.
Così, all'improvviso, mi chiudo in casa, ascolto le stesse canzoni, scrivo, disinstallo whatsapp, disattivo la sim, nessuno può parlarmi, nessuno può cercarmi, nessuno può venire a togliermi da questo profondo stato di distacco dalla realtà, dalla comitiva, dalla famiglia, da me.
Tutto il giorno sul letto, esco per una corsa, butto giù qualcosa, e se mi chiedete cosa penso io non lo so. Io non lo so.
Non lo so.

Ho scoperto il mio disturbo

Diciotto candeline su una torta di compleanno,
mi hanno chiesto il desiderio
ed io, zitta, chinata, pronta a spegnerle una ad una.
Misi il vestito, uscii a ballare
brindai, tutti i calici a mezz'aria, auguri a me.
Diciotto candeline 
diciotto fitte allo stomaco, diciotto fiori in un bouquet,
li ho odorati tutti.
Diciotto candeline spente
gli occhi chiusi, la bocca socchiusa in un soffio di leggera attesa.
Mi hanno chiesto il desiderio
non ricordo a che pensai.
Adesso penso a un cappio stretto bene
e il mio umore che penzola dal soffitto
coi piedi che svolazzano nel vuoto e la bocca socchiusa come quel soffio.
In leggera attesa, pietrificata nell'assenza di un'anima
compio il mio suicidio lirico. 

venerdì 30 giugno 2017

Empatia che non esiste


Fottitene. Corri e vai, che tanto a questa gente importa niente se tu non ci stai.
Fottitene. Corri e vai, che tanto non importa quanto lotterai.

Corro. Corro e dentro grido.
Dentro di me c'è una voce che reprimo a fatica. Mi strapperei i capelli, mi strapperei la pelle di dosso, mi prenderei a morsi le dita.
Perché, perché, perché, la gente vuole sapere questo. Maschera i perché con una finta empatia che mi fa stendere gli aculei e mi fa avanzare nella mia tana, chiudendomici dentro, di nuovo, per un altro lungo gelido inverno.
Perché, perché, perché, non avete altro a cui pensare. Vi celate dietro un finto interesse per godere della mia debolezza.

domenica 25 giugno 2017

fermarsi a pensare



Ovunque io porti lo sguardo, ovunque io tenda orecchio, la mia mente sintetizza una sola unica parola, un solo ed unico messaggio che fa da input alle mie riflessioni: leggerezza.
Borbottano:''Nella vita ci vuole leggerezza'', consigliano:''Nella vita non devi essere pesante''.
Ma che ne sapete voi della vita? Che ne sapete, voi, della mia vita?
Ovunque, sul mio corpo, la mente scrive a penna nera: esigo leggerezza, esigo leggerezza, hai bisogno di leggerezza. Come se anche la mia mente avesse firmato una coalizione anti-me.
Ma come si fa ad essere leggeri? Come fate a mettere da parte i vostri mille pensieri, le vostre mille paure, il vostro vissuto, le vostre paranoie, i vostri dubbi, i vostri pregiudizi, le vostre impressioni, il vostro sesto senso, la vostra intuizione, il vostro spirito di dissociazione? Come fate ad essere leggeri?
Lo capisco adesso, scrivendo ciò che state leggendo, voi riuscite ad essere leggeri quando dovete fare i conti solo con voi stessi., quando non avete terze persone, nessuna spiegazione da dare, nessuno che vi metta in crisi. Non so se potete capirmi, non so se mi faccio capire.
Dicono, siamo leggeri quando prendiamo le cose così come vengono, senza l'ansia di dire di fare di chiarire di programmare. E invece, no, quella per me non è leggerezza. Quello è vivere per vivere, accontentarsi di come viene e se non viene come speravamo, continuare ad accontentarsi finché non si gira la frittata.
Nella vita ci vuole leggerezza. Ed io, leggera non lo sarò mai.

giovedì 22 giugno 2017

<< Non sente nessuno >>

Ma se la folla dice buttati
e tu sei su un precipizio
non puoi non buttarti
perché la debolezza è una mano
che fruga nel tuo stomaco e assottiglia i sensi
tanto da rendere flebile la cognizione della realtà.
Se la folle poi dice non buttarti
tu calati in te stesso a costo di non vivere il reale
che non esiste, se non solo nella tua testa
questo concetto sdradicato dalla tua sensibilità.
Ma se la folla ti dice buttati
non fingere di non esistere, sei tangibile come la tua voce 
i tuoi passi, le tue partite, le tue pillole
e se la folla ti dice buttati
tu buttati, in qualunque cosa possa distrarti dall'incoscienza del tuo vivere
la maria, le poesie di Pasolini, quelle di Pavese
qualunque vizio si possa rimediare
al limite, alla fine, di questa tua vita.
E se questo non bastasse a farti vivere per conto tuo
tu sai che fare. 
Tu sai che farne. 


martedì 20 giugno 2017

Forse, non m'importa

Vi siete mai sentiti come se la soddisfazione di tutto ciò in cui riuscite dipenda da altre mille cose, e mai da voi? Come se la soddisfazione fosse vostra, ma non lo è mai veramente.
Come se foste totalmente estranei a voi stessi e solo con mille e mille gratificazioni voi vi destaste da quel senso di stordimento.
Non avete piacere di voi stessi, avete piacere solo delle moine che gli altri fanno parlando di voi.
Vi siete mai sentiti insoddisfatti, ma non perché potevate dare di più, ma perché qualunque cosa voi facciate non è mai per voi ma per un briciolo di elogio?
Arriva quel momento della tua vita in cui nessuno più ti elogia, devi elogiarti da solo. Arriva quel momento della vita in cui bisogna crederci, e io, lo dico con franchezza, non riesco più a crederci.

domenica 18 giugno 2017

La rivincita dei non ricchi di spagna

Questo post è stato scritto in un momento di importante crisi di portafoglio.
Per cui, si sconsiglia di prendermi seriamente. O forse no.


Mia madre dice sempre che chi non ha mai avuto i soldi nella vita, fa di tutto per averli e alla fine ci riesce. Ci riesce e ne conserva quanti più ne può, perché è ossessionato dall'idea di accumulare e averne sempre nei momenti più particolari.
Mio padre invece dice sempre che chi non ha mai avuto i soldi nella vita, fa di tutto per averli e una volta che ci riesce li sperpera tutti quanti, indistintamente. E finisce per diventare come i classici ''ricchi di spagna'': soldi, soldi, soldi, sfizi, sfizi, sfizi, soldi, soldi, soldi. Per mio padre è una cosa che si trasmette con cadenza irregolare, una generazione sì e una generazione no.
Ed io credo che sia fermamente così. Perché chi ha troppo e non dà niente fa crescere i propri figli con la voglia di avere sempre di più e di sprecare sempre di più, alla faccia di chi aveva e non ha dato niente. E chi cresce con genitori che non hanno regole, danno, danno, danno, senza pensarci più di una volta, o si impuntano e decidono di guadagnarsi ciò che vogliono o si lasciano andare alla mania dei genitori stessi.
Ma qualunque sia la genesi di questa teoria, qualunque sia la genesi dell'argomento ''chi non ha mai avuto i soldi nella vita'', debbo dire che se fossi io, se avessi così tanti soldi alla zio Paperone, col cazzo che starei con la taccagna di quelli che hanno e conservano.
In momenti come questi, desidererei avere tanti soldi da non preoccuparmi di niente: vacanza con gli amici? Andiamo. Trecento, quattrocento, cinquecento euro? Che cambia? Tanto ce li ho e me li mangio alla faccia vostra. Una macchina mia? E che fa. La finanziaria, l'assicurazione? Tanto sono ricca di spagna.
L'unico motivo per cui conservo, conservo e conservo, è per garantirmi nel futuro quell'arroganza dell'avere e del poter spendere, investire, sperperare.
Spesso, quando passa il mio ex fidanzato, a bordo della sua celeberrima bmw, regalata da papino, tutti i miei amici si voltano e mi dicono:''Il ricco di Spagna del tuo cuore!''.
Quell'arroganza, presunzione, ostentata ''ricchezza'' mi incattivisce. Mi incattivisce, nel senso non proprio del termine. Sbatti i tuoi duecento euro nel portafoglio ogni sabato sera a me che ne ho dieci/venti? Stupendo.
Tra dieci anni c'avrò i milioni. Nel quartiere più bello di Milano. La Michael Kors (non quella di dieci euro) e le Louboutin che adesso si equiparano a due stipendi di papà. E tu rosichi.
Perché hai sempre avuto tutto e ti manca la cazzimma. Ti manca la determinazione, l'orgoglio, la rabbia di chi ha visto gli altri pieni e punta in alto.
Succhiate, ricchi di spagna figli di papà.

giovedì 15 giugno 2017

Adesso sono qui

Adesso sono qui
Adesso sono qui da qualche anno
qui, lontano da dove mi hai lasciato
vicino a ciò che mi è rimasto
e tra le mie braccia stringo il sogno di ciò che non sono diventato.

mercoledì 14 giugno 2017

Dentro è come fuori

''Waited on you for so long, too many days since January
I'm still sitting here alone
we should have did this already.''
Il calore.
La furia.
Il sudore.
L'irrequietezza.
Non riesco a stare ferma.
Non riesco a muovermi più di così.
Rimbombano nella mia mente momenti vecchi di anni, indelebili, incancellabili, che vomito fuori dalla mia mente a fatica.
Ti odio, ti odio, ti odio.

domenica 11 giugno 2017

Immergiti

Dare alla luce ciò che vive nella nostra mente.
E' questa la cosa più bella del potere di creare.
Dare la vita ad un modo di essere, ad un modo di vivere, ad un modo di sembrare che cova nella nostra mente e dargli un nome, un'entità, una nazione, un ideale, che non è solo immaginazione.
Non solo irreale, ma surreale.
A volte mi piace pensarli come persone nate da me ma completamente estranee al mio mondo.
Parlo di Yulian e Gioia, a Roma, che odiano se stessi, la loro città, la loro famiglia. O di Jonathan che rivive l'esperienza del carcere giorno per giorno, pur se oramai è passato, pur se oramai è lontano dalle palazzine che lo hanno condannato. O di Angelica e Gianluca, che si sono conosciuti e riconosciuti ma che oramai ''è andata così''. O di Lena che non c'è più, o di Miss Jane, cameriera di colore nel primo dopoguerra. O di Davide Mezzanotte o di Elsa e suo fratello, rintanato in un vizio che lo rosica giorno dopo giorno, anno dopo anno, fino ad estinguerlo completamente.
Mia madre le chiama storie, ''stai scrivendo una storia?''. No.
Sto scrivendo delle persone. Delle persone che sento vive, attorno a me. Persone che faccio rivivere appena metto dita sulla testiera del pc.
E quante di queste persone ne ho perse, quante ne ho dimenticate e quante mi piace non ricordare affatto. Come, ad esempio, Emily. O Angelique, o Lavinia, o il signor Antonio e Lady Nikky.
Nella mia mente ci sono posti, persone, vite vissute, vite mancate, vite distrutte, vite morte. Ed è come se le avessi vissute tutte allo stesso modo, con la stessa intensità con la quale vivo la mia realtà.
E' questa la cosa più bella dell'essere in grado di scrivere e dare sfogo ad una fantasia che impregna la nostra percezione di vero.